Saper fare i conti…
Ed ecco che il tempo ha veramente preso la piega che volevo, scorre via velocissimo, non mi rendo nemmeno conto di come i giorni e le settimane mi sfuggono via dalla mente, gia’ piu’ di una settimana fa’ ero in compagnia di mia sorella in centro a Manchester e gia’ piu’ di un mese fa’ ho cominciato a lavorare all’Ikea, sono gia’ passati due mesi e due settimane da quando sono arrivato qua. Talvolta ho la terribile sensazione di perdermi qualcosa, come se mi stessi lasciando scappar via qualcosa in Italia, altre volte penso che io non ho mai prodotto tanto positivamente come in questo periodo e altre volte mi chiedo proprio:”Ma che caspita ci sto a fare qua, in questo modo?” mentre altre volte son felice di essere qua: ho un modo di pensare molto variabile in questo momento della vita, basta che succeda una piccola, bella cosa e tutto il mondo mi sembra piu’ bello, basta che succede una banale stupidaggine e mi rovino la giornata, come per esempio essere assente dall’Italia ora che mia sorella piccola sta passando un momentaccio mi da veramente fastidio, mi sento come se mi stessi perdendo due mesi della sua vita e fasi importanti annesse. Una volta ho perfino pensato: e se alla fine rimango qua, e se alla fine non vorro’ piu’ tornare a casa mia? Ad ogni modo sarebbe come egoisticamente volersi volontariamente staccare dalla mia famiglia e pensare esclusivamente a se stessi, in un certo senso mi spaventa questo pensiero. Essendo un periodo ricco di idee e avvenimenti ho molta confusione in testa riguardo al mio futuro e a quello che voglio fare. Una cosa pero’ e’ sicura, a me, che fino ad un paio di giorni fa’ si contorcevano le budella al sol pensiero di dover chiedere ai miei genitori degli altri soldi per il mese d’affitto, credendo che il lavoro all’Ikea non mi fruttuasse abbastanza, ero solo un idiota! Vedendo le ultime buste paga settimanali e facendo un paio di calcoli mentali, sono arrivato alla conclusione che da piu’ tempo di quello che pensavo sono finalmente INDIPENDENTE, niente piu’ trasferimenti bancari dall’Italia d’ora in poi, niente piu’ preoccupazioni riguardo al “mendicare” soldi ai genitori; seppur striminzito, il mio stipendio mensile totale mi permette di pagare il mese d’affitto al proprietario, fare la spesa due volte a settimana, e mettere da parte qualche misera sterlina per comprarmi il portatile e la macchina fotografica. Un passo alla volta riesco a fare tutto quello che voglio e a rendere perfino i soldi ai miei, tanto col tempo che vola in questo modo mi rendero’ conto che ogni obbiettivo e’ gia’ stato raggiunto nel minor tempo possibile.
P.S. Consigli pratici (tutto provato su pelle) per chi e’ in procinto di cambiare vita, magari in un paese straniero, cavandosela da solo ed essendo lontani dalla famiglia (chilometricamente parlando, mai stato tanto vicino alla famiglia come in questi tempi) come sto facendo io in questo momento: innanzitutto non aver fretta, trovare il tempo per stare bene con se stessi, passeggiare, musica, produrre nel senso di seminare perche’, prima o poi il raccolto viene fuori, ma attenzione, se semini negativo raccoglierai negativo. Chiacchierare, dire e mantenere quello che si dice, non porsi delle aspettative perche’ sara’ sempre diverso da quello che ci, appunto, aspettavamo, mantenere le vecchie amicizie (i nuovi amici arrivano da soli), non essere pigri, lavorare e risparmiare il giusto che basta, in fondo dedicarsi allo shopping fa anche bene ma l’importante e’ sapersi contenere, risparmiare per viaggiare e cosa piu’ importante di tutto: avere delle mete od obbiettivi, anche se non ancora raggiunti, talvolta sono come una lampadina da 3000 Wat nel buio piu’ pesto.
Tour fotografico!
Prendetevi qualche minuto per godervi questo spot della Sony a volume delle casse molto alto…
Non so se l’hanno gia’ dato in Italia ma qui in Inghilterra circolava in tv un paio di settimane fa’. A me sembra semplicemente superbo a partire dalla sinfonia che mi fa venire i brividi dietro il collo fino ad arrivare ai lupi che osservano la battaglia e le auto che cadono sulle batterie. Magari essendo della Sony e’ un idea copiata anche questa (Paz?). Comunque sia secondo me e’ veramente una delle rare “belle” pubblicita’ che passano nella televisione inglese. Per chi fosse interessato alla colonna sonora dello spot e’ dell’italiano Ludovico Einaudi e si chiama Primavera. Domani arriva qui a Warrington mia sorella che rimarra’ per i miseri giorni del solo week end, meglio di nulla essendo piu’ di due mesi che non vedo nessuno di casa, naturalmente sara’ ospite in camera mia, con materasso gonfiabile ultra intelligente che si gonfia da solo in soli 2 minuti, spero si trovi proprio a suo agio quindi oggi ho passato quasi tre ore pulendo e lavando casa, così che ora e’ tirata a lucido. Ora, finalmente, a grande richiesta dedichero’ tutto il resto del post al tour fotografico di casa mia: godetevi le foto e le didascalie, miraccomando scrivete un riscontro o un opinione in merito lasciando un comento. Thank you guys!

Cominciamo con la veduta esteriore della facciata anteriore di casa mia tipicamente costruita in mattoni rossi e con i tradizionali infissi bianchi. La prima finestrona in basso a destra e’ quella del salotto, sopra, l’altra finestrona, e’ la camera del francese che ora e’ disabitata. Quello con la porta e la finestrina adiacente e’ il piccolo atrio e la finestra sopra invece sarebbe la stanza dove c’e’ il ferro da stiro e gli stendini (praticamente una stanza inutile).
Questa e’ una foto scattata piu’ da vicino e inquadra l’attico con le scale che vanno su.

Questa e’ la cucina situata proprio sotto le scale e come ho precedentemente mensionato, e’ troppo piccola per contenere un tavolo da pranzo cosiche’ mangiamo sui divani in salotto, appunto per questo ci sono delle macchie di pomodoro sui divani intelligentemente foderati in cotone bianco. Quella di fronte e’ la porta secondaria che da’ sul giardino posteriore.


Ecco due foto del mio intimo salotto com la moquette grigia, il tavolino e i divani dell’Ikea (!) e il mitico caminetto elettrico che fa da stufa o semplicemente da luce tenue per il salotto. Quella e’ la minuscola televisioncina che mi tiene compagnia e rimane quasi perennemente accesa.

Questa foto l’ho scattata salendo al piano superiore, si puo’ vedere la porta principale e accanto la mia bicicletta che e’ piazzata li’ da settimane, una ruota non gira ma non ne parliamo perche’ mi deprime e basta l’argomento!

Ed eccoci al piano superiore, la camera sulla sinistra e’ la mia, quella sulla destra era quella del francese. Accanto alla camera del francese ci sarebbe la stanza col ferro da stiro che dicevo prima mentre accanto a camera mia, sulla estrema sinistra (qui non si vede) c’e’ il bagno.

Ecco appunto il bagno che e’ orrendamente in “bianco e nero”.


Ed eccoci finalmente nel mio regno: camera mia. Soffice e macchiata (non e’ colpa mia, chi sa cosa ci hanno combinato quelli che ci abitavano prima) moquette MARRONE, muro celestino, scrivania, mobili e armadi vari, letto ovviamente col piumone, mastodontica finestra che da sul giardino di dietro e mitico poster di homer affisso su una parete!

Ed ecco infine (foto dalla qualita’ pessima direi, c’e’ il mio riflesso sul vetro e proprio quel giorno indossavo una felpa dall’effetto “illusione ottica” oppure ancor meglio “cazzotto nell’occhio”) la visuale del giardino posteriore che appunto vedo da camera mia, notare che il “giardino” non e’ altro che un’aia con sassolini sdrucciolevoli. Notare inoltre e con molta attenzione che razza di giardino ha la signora sulla destra, erbacce e cocci di vasi rotti, quì purtroppo non e’ inquadrato, ma se vi siete presi un accidente vedendo il giardino della vicina di casa sulla destra, dovreste vedere quello del vicino della sinistra, sembra uno di quei piazzali dove ci sono gli sfascia carrozze! Ora vi chiederete, ma dov’e’ camera di Julien? Per ragioni di confusione e di poca voglia non l’ho fotografata ma comunque si trova proprio di fronte all’angolo cottura. Che sfiga!
La frase comica.
Frase dell’anno – Ele Milano mentre chiacchieravamo un giorno su messenger:”Caspita Andrew vedo che stai migliorando tantissimo in inglese” Io:”Perche’ me lo dici? Non stiamo nemmeno parlando in inglese…” Ele:”No te lo dico perche’ il tuo italiano fa veramente cagare!!” Questo per chi non lo sapesse e’ quello che succede ad uno straniero quando si immerge completamente con tutto se stesso in un’altra lingua, comincia a pensare in quella lingua, velocizza quella lingua e al contrario comincia a diventare dislessico nella propria lingua, rallenta nel pensare nella propria lingua e cosa che inoltre sta succedendo a me, sto cominciando a dimenticare il tanto conquistato (qualche anno fa) spagnolo, non riesco a mettere due parole insieme in spagnolo senza prima pensare la frase in inglese e secondariamente in italiano quindi la conclusione della frase e’:”Everybody me prejuntan why estoy aquí en England while yo podria estar warmer en Italy…!”Capito? E’ solo una bella confusione di lingue. Nel frattempo rieccomi a correre da una parte all’altra tra Bewsey e la biblioteca in Warrington, il francese per motivi di elevato prezzo dell’affitto ha dovuto traslocare in un’altra casa e quindi non ho piu’ a disposizione il suo computer con web cam e microfono compresi, alla sera Julien, che nel mentre e’ tornato a vivere quì a casa, mi presta il suo per dare una rapida occhiata alla posta o per fare un salto sul blog e vedere le visite giornaliere pero’ non e’ come prima, mi manca proprio il computer e anche il francese a dirla tutta, mi ha addirittura fatto effetto vedere camera sua vuota l’altra sera, stavamo cominciando a diventare amici. Il lavoro sta andando bene e ogni giorno migliora decisamente, sto conoscendo alcuni nuovi amici, scambiando qualche numero di telefono con loro, sto guadagnando un po’ di soldi e cosa ancor migliore, sono entrato nella tanto attesa routine giornaliera che tanto attendevo, cosìche’ il tempo a preso il via e passa in una maniera impressionantemente veloce. Attualmente sto lavorando al ristorante dell’Ikea, pulisco i tavoli, riempio e servo i piatti alla gente e mi stupisco di quanto faccia schifo la roba che do’ da mangiare a quei poveri inglesi che sì, hanno senso dell’umorirsmo, hanno un bell’aspetto e tutto ma che povere bestie non hanno proprio il senso del gusto oppure semplicemente non hanno le papille gustative che gli permettono di assaporare i 4 gusti e di degustare i pasti. Non sto dicendo che in Inghilterra si mangi male, anzi, mai trovato cose tanto goduriose al supermercato, non ho mai mangiato male io, ma sto solo dicendo che il menu dell’Ikea fa semplicemente accapponare la pelle alla sola vista e vi spieghero’ come mai. Tutto comincia quando un inglese viene al bancone aspettando di essere servito. Chiede un po’ di pasta con le patatine fritte! Bhum! Lì Andrew sgrana gli occhi e chiede:”Con cosa scusi?” Ora ditemi voi, ma che razza di condimento e’? Dopo tutto che la pasta si presenta come una sottospecie di pastella informe e giallognola che appunto sembra fatta con farina di grano ma che ci scommetto la mamma (ehehe, per esprimere che la cosa e’ seria!) che non ha il sapore della pasta e le patatine fritte, poverine, hanno l’aspetto di topi gialli morti e mollicci. Infine la vicenda cotinua con un altro inglese che chiede “meatballs, chips, berries and gravy please” ovvero palline di ciccia arrosto, le solite patatine fritte, bacche rosse (berries) e una sorta di salsa-muco marrone svedese (gravy) che va messo sopra il tutto e che uniforma tutti i sapori. Ok, facciamoglielo, contento l’inglese. Una volta ad una mia collega che lavora con me ho chiesto come faccia questa gente a prendere delle pietanze simili e nutrirsi con esse, la risposta e’ stata semplice e spiazzante:”Hai ragione te, nemmeno a me piacciono ma una cosa e’ certa, non siamo in Italia!” Dopo essermi sfogato e aver scritto a vanvera per circa mezz’ora vi saluto e:”Hasta next time!”
Ombrelli & mattoni gialli!

Ora la situazione comincia veramente a piacermi, la gente, il posto, il “semi-lavoro” (mettiamolo tra virgolette, più che un lavoro é un riempire a forza le giornate che comunque faccio lo stesso volentieri in attesa di qualcos’altro), le poche amicizie che comunque sto cercando di coltivare il più fortemente possibile e la nostalgia che piano piano si sta affievolendo fino alla quasi totale mancanza di essa in alcuni momenti. Sto meglio per una serie di fattori semplici e anche un po’ banali, alcuni psicologici e altri materiali, come per esempio la televisione che col suo effetto droga mi pianta sul divano alla sera oppure aver imparato ad occuparsi le giornate, trovare il tempo per stare su internet, fare la spesa, e pulire quà e là. Ora che ho anche il conto in banca con la carta di credito (per me é una cosa tutta nuova e vedeste come é facile tirarla fuori alla cassa e OPLÀ -come dice il mio coinquilino francese- i soldi si prosciugano in un secondo!) e il NI number che mi legalizza a vivere e lavorare negli UK tutto è più semplice e veloce apparte per il fattore tasse che mi detraggono sempre da ogni busta paga, bucaioli maledetti quanti soldi si puppano col 20% non vi immaginate. Devo comunque ammettere che in alcuni momenti mi piacerebbe essere in sella della mia Vespa per le strade del mio paese mediterraneo, essere in casa a sbaciucchiare mia sorella oppure il semplice ma profondo piacere riscoperto di cenare con la famiglia tutti intorno al tavolo in cucina, sì, questi aspetti mi mancano proprio, sarà forse perché mangio sempre sui divani, non c’é la tavola quí in casa perché la cucina é troppo piccola, oppure perché essendo il terzo figlio di una famiglia grande e confusionaria non sono proprio abituato a questo tipo di solitudine: sia messo in chiaro, ora non mi pesa più tanto e nemmeno ci penso più molto, ci sto facendo il callo e comunque anche dopo un mese e mezzo é pur sempre e solo l’inizio. In questi giorni il mio senso di patria si sta rafforzando, quando ero in Italia pensavo che quando fossi stato in Inghilterra qualche volta sarei stato perfino discriminato per le mie origini ma invece sta succedendo proprio il contrario, ovunque trovo gente strainteressata e che mi fa mille domande approposito delle mie origini, appena sentono Florence o Tuscany letteralmente impazziscono e poi arriva sempre e puntuale la fatidica domanda: “Ma da Firenze mi dici come mai hai scelto di venire in Gran Bretagna?!” inteso nel senso <io me ne sarei rimasto al caldo in Italia>, dico al caldo perché, almeno chi non ci é già stato, pensa che l’Italia sia tutto sole, rondini, divertimento e sempre estate. Addirittura una ragazzo una volta mi ha detto: “Senti come mi immagino io la tua città: una larga via in mattoni gialli (e quí mi é balenata subito in mente la “strada di mattoni gialli” del Mago di OZ!) con le case antiche da un lato e tutti gli alberi di arance dall’altro, e tutta la gente sempre a spasso.” e io, non facendo altro che incrementare la sua eccitazione sull’argomento Italia:”Ma allora non hai visto nulla di Venezia, una città di quelle come ti immagini te peró con la differenza che é sospesa sull’acqua!” Nel frattempo quì nella regione nord-ovest inglese si congela ogni giorno di più, con gelate da più di 3 cm di spessore che si formano durante la notte grazie all’umidità impressionante é quasi impossibile camminare senza boccare in terra e spaccarsi il naso, e con bufere che io personalmente avevo visto solo nei telegiornali é cominciato l’anno nuovo (waaa viva il 2008!), l’altro giorno per la forte pioggia accompagnata da raffiche di vento che piegavano gli alberi, andando da Bewsey alla biblioteca in centro a Warrington mi sono fatto delle grasse risate vedendo le smorfie della gente travolta dal vento pungente, con gonne alzate, mutande visibili ai passanti, gente fradicia che imprecava, ombrelli piegati e sbattuti dal vento come cenci mi sono proprio divertito come un idiota ed il bello era che c’ero dentro fino al collo pure io, con i pantaloni bagnati e appiccicati addosso e con l’ombrello scassato (poverino era il suo ultimo giorno di vita, vedi sotto) infine sono arrivato vittorioso all’asciutto in biblioteca.

Storiella Araba:
Nel deserto il figlio e il padre mano nella mano, ad un certo punto il figlio inciampa e cadendo si fa male, a stento si rialza, piange e girandosi indietro vede che le orme sulla sabbia ora sono solo due, mentre prima erano quattro, le sue e quelle del padre -chiama suo padre- ma non lo vede e gli chiede di aiutarlo:”Perchè prima eri con me e ora che ho bisogno di te non ci sei?”,il padre:”Figlio, prima ti tenevo per mano ma ora ti tengo in braccio, ecco perchè le orme sono solo due.”

