Ci si Tecnologizza!

30 Marzo, 2008 at 4:25 pm (3. Il Ragazzo Inglese)

 

Ed eccomi a scrivere sul blog comodamente seduto alla scrivania di camera mia, senza piu’ dover andare in biblioteca ogni due giorni e soprattutto rispettare i maledetti limiti di tempo che ti concedono. Finalmente ho comprato il portatile, dopo qualche settimana di sudore all’Ikea alla fine sono riuscito a mettere da parte le 349 sterline che servivano per il nuovo acquisto. Il bello di tutto cio’ e’ che ho fatto tutto da solo senza chiedere i soldi a nessun parentame di vario genere, no, con tutto l’impegno necessario alla fine ogni sforzo e’ stato ripagato tant’e’ che quando ho ricevuto la busta paga mi son sorpreso di aver piu’ soldi di quelli che credevo (cosa che mi succede spesso ultimamente e di cui non mi lamento affatto: chi non si vorrebbe trovare nel proprio conto in banca qualche cinquantina o addirittura centinaia di sterline in piu’ ad ogni riscossione?!) e così mi e’ anche rientrata l’inaspettata spesa del nuovo Mp3, quello vecchio oltre che ad uno spreco terrificante di pile, piano piano mi stava lasciando. Quindi subito dalle prime ore in cui mi ero immerso completamente all’avanscoperta di come usare il nuovo Windows Vista che per di piu’ e’ interamente in inglese, alla fine ne sono uscito vittorioso e subito sulla cresta dell’onda con messenger, skype ed emule! Una cosa che comunque apprezzo molto e’ che non ho piu’ l’assillo del computer e di alcune altre cose di cui avevo bisogno ma che ormai ho gia’ comprato o che ho semplicemente capito che non e’ ho bisogno per niente quindi ora posso concentrare tutti i miei sforzi finanziari a cose ben diverse come viaggiare oppure restituire qualche soldo ai genitori. Ultimamente in Inghilterra non fa altro che piovere, tirare vento, qualche volta nevicare e come se non bastasse fa sempre un gran freddo e manco a scriverlo e ho subito sentito i primi goccioloni cadere spiaccicati sul vetro della finestra, sta ricominciando un altra volta a piovere in quella che si poteva sperare la prima giornata di semi-primavera dopo tanto tempo, addirittura grandina. Si vede proprio che mi trovo al Nord-Europa all’altezza della Danimarca e della Svezia, il tempo e’ veramente dverso. Come per farmi un torto vedo i contatti dei miei amici su messenger che come messaggi personali scrivono lamentele del tipo “Che caldo” oppure “Seteeee!” (voglio ben sperare sia una normale sete d’acqua dovuta alle calure), potessi patirlo un po’ io il caldo.

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Conti alla rovescia

14 Marzo, 2008 at 1:21 pm (3. Il Ragazzo Inglese)

Sara’, ma eppure a me piacciono i conti alla rovescia e anche in modo smisurato, non riesco a stare senza uno di questi, ho sempre bisogno di pormi una meta’ (ovviamente raggiungibile) davanti a me e nei giorni futuri, questo credo sia una cosa buona ma non credo invece che sia una cosa buona imporsi stupidi e banali conti alla rovescia quando proprio non ne possiamo fare a meno e non riusciamo a darcene con obbiettivi piu’ seri. Ricordo per esempio che prima del mio viaggio in Egitto (ossessione!) ho cominciato a contare i giorni mancanti da qualcosa come -120, tipo il tempo in cui quei poveracci del Grande Fratello sono costretti a rimanere rinchiusi nella casa Bugigattolo-Tinozza. Non passavano mai, forse perche’ potevo semplicemente tradurli in -4 mesi e magari mi mettevo l’anima un po’ piu’ in pace ma alla fine arrivarono e in conclusione io mi feci il mio bel viaggietto in Africa. A 13 anni di eta’, quasi 14, ricordo che invece nel conto alla rovescia, che come meta’ vedeva i miei genitori regalarmi la nuova vespa fiammante, il conteggio al contrario comincio’ verso Febbraio, e notare che io sono nato a meta’ Ottobre, alla fine, credo per aver stressato i miei, ottenni la vespa a settembre 2002 ovvero un mese prima del mio compleanno. Un altro conto alla rovescia terrificante ed indimenticabile, come tutti gli altri del resto, e’ stato quello che mi separava dai giorni del tanto temuto esame orale a fine superiori, al di la’ di questo la totale liberta’ sia mentale sia fisica, ma appunto non passarlo voleva dire trascorrere un altro anno imprigionato, gratuitamente, in quella scuola che prima naturalmente odiavo ma che invece ora ricordo come tra i migliori anni della mia vita: specialmente il 2007 dove ho raggiunto le mete piu’ impegantive tra le quali appunto il diploma e la patente. Ultimamente, o meglio da quando vivo in inghilterra i conti alla rovescia si sono moltiplicati semplicemente per il fatto che mi aiutano ad affrontare le cose e ad ottenere cio’ che voglio. Per elencarne giusto qualcuno, il mese scorso ho lavorato come un forsennato, contando i giorni al contrario,  per poter andare a passare un magico week-end a Notting Hill a casa dell’esuberante Paz, tra risate, memorabili visite al centro e dintorni di Londra, e visioni senza pausa-se non per rimpinzarci di lecornie e micidiali bocconcini zuccherati- di serie televisive inglesi e di film alla fine mi sono divertito come non succedeva da molto {scrivero’ un post completamente dedicato al fine settimana Londinese, guidato da foto e didascalie appena posso}. Anche prima di andare una settimana in Italia c’e’ stato un conto alla rovescia e proprio l’ultimo, che e’ attualmente a -7 giorni riguarda l’acquisto del nuovo portatile che da tempo tento di comprare ma che per una serie di imprevisti ovviamente economici ho sempre dovuto rimandare. Lavorando duro e costantemente, riesco ad arrivare a cio’ che mi prefiggo. Nel frattempo l’inglese migliora ogni settimana di piu’, mi velocizzo nella conversazione e nella comprensione, apprendo nuove parole a ritmo continuo anche se talvolta, ripensando a quello che ho appena detto alle persone a cui stavo parlando appena cinque secondi prima, mi rendo conto di aver sparato delle assurdita’ grammaticali allucinanti e che talvolta mi si inceppano proprio il cervello e la lingua insieme e mi ritrovo a balbettare roba insensata, ma questo fa parte del gioco ed e’ anche il lato buffo della faccenda, inoltre come ho gia’ detto precedentemente:”la necessita’ aguzza l’ingegno”, quando hai bisogno di qualcosa ma non sai come si chiama, pensa ed inventa come faccio io; all’Ikea dopo che non sapevo come si chiamava la paletta per raccogliere il sudicio da terra (dustpan), che io ho inventivamente ribattezzato “brush’s friend” cioe’ “l’amica della scopa”, ora tutti ironicamente chiamano la paletta al mio modo, o per omaggiarmi oppure per sfottermi, brush’s friend!! ;)

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Andrew e il Terremoto!

10 Marzo, 2008 at 11:18 am (3. Il Ragazzo Inglese)

Breve post a proposito di un fatto che purtroppo mi sono dimenticato di mensionare prima, ma che non poteva esser tralasciato! Giusto due notti prima della mia partenza per la settimana italiana, mentre ero a letto disteso a pancia in sù (non scrivo a “pancia Supina” perche’ e’ una delle parole che piu’ mi fanno ribrezzo, sembra una posizione erotica!) immerso in una fitta lettura da ormai circa tre ore del mio libro preferito, erano circa l’una di notte, mi sento tremare il letto con scosse prima quasi inavvertibili ma dopo qualche secondo molto piu’ intense, tali da far tremare i vetri delle finestre e da far scricchiolare l’intera casa. “Oikkelle’?! O’ ke fa?! ” mi son subito chiesto ad alta voce, convinto che fosse il nuovo coinquilino, che abita nella camera del francese, che spostava i mobili per modificare la disposizione e lo spazio della stanza. Mi alzo dal letto incredule e a bocca aperta pensando che era tutto frutto della mia immaginazione e che era da troppo tempo che leggevo concentrato e che quindi il cervello mi giocava brutti scherzi, non era possibile ma eppure il letto ha tremato e anche forte. Mi chino in ginocchio e con la testa quasi al pavimento per guardare sotto il letto come se quasi mi aspettassi di trovarci un malintenzionato che era nascosto li dal pomeriggio e non aspettava altro che mi addormentassi per aggredirmi e rubare ogni cosa, ma anche lì non ho scorto niente di piu’ interessante di qualche piuma appena fuggita dal piumone che svolazzava timida sulla moquette. Mi rimetto in piedi, guardo fuori dalla finestra, tutto calmo, aguzzo l’udito per sentire se anche i miei coinquilini avessero avvertito qualcosa ma ancora nulla, possibile che l’avevo sentita solo io e che per di piu’ che era stata una scossa di terremoto mi e’ balzato in mente solo un quarto d’ora dopo. Il giorno dopo finalmente SOLO altre 2 persone mi hanno detto che non era stato uno scherzo della stanchezza, ma che anche loro avevano sentito le scosse e che per di piu’ nel punto dell’epicentro, nel Lancashire, era stato di intensitá 5.7 della scala Ricter. Oiboh figlioli che figata!!!

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Un tuffo a Casa

7 Marzo, 2008 at 12:07 pm (3. Il Ragazzo Inglese)

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Mancavano ormai poche ore, giusto il tempo di preparare la valigia ed organizzare le ultime cose e poi sarebbe arrivato a prendermi davanti all’83 di Lilford Avenue il mio taxi prenotato. A quel punto l’adrenalina e l’eccitazione erano alle stelle, sarei tornato per una settimana intera nella mia calda casa in Italia, in mezzo alla mia famiglia e soprattutto a risollevare la mia piccola Giulietta. Sono le 5:45 di mattina del 28 Febbraio, mi sveglio, faccio colazione e mi lavo velocemente, neanche il tempo e la voglia di rifare il letto o di rimettere un po’ in ordine la camera prima di partire, macche, e’ inutile, tanto non ci sarebbe entrato nessuno e quindi non si doveva presentare bene. Alle 6 e mezza sono gia’ pronto da piu’ di un quarto d’ora e finalmente arriva il taxi, carico la valigia nel bagagliaio e si parte, rotta: John Lennon Liverpool Airport. Ci vogliono circa 20 minuti, chiacchierando col tassista e raccontandogli che sto andando a casa dopo circa piu’ di tre mesi, la cosa si fa ancora piu’ emozionante, io sarei partito mentre il tassista sarebbe rimasto a lavorare in Inghilterra che quel giorno era particolarmente grigia e fredda, caspita, il viaggio lo stavo per fare proprio io. Arrivato all’aeroporto circa un’ora in anticipo vado subito diretto al check-in, gli affido la valigia e poi mi metto ad aspettare il momento in cui comunicano che imbarcano il mio volo verso Pisa. Finalmente lo dicono, corro verso la gate 43 e infine salgo sull’aereo verso le 7:55 accomodandomi in un posto accanto al finestrino. Con un sorriso a 36 denti stampato sul viso alla fine si decolla e ovviamente, nonostante l’eccitazione, mi addormento felice e beato come un neonato e mi risveglio due ore dopo quando stavamo quasi per atterrare. L’Italia e’ molto diversa dall’alto, i campi sono piu’ sul giallo e i tetti delle case sono rosso fuoco, in Inghilterra i tetti sono sul marrone scuro mentre i campi sono di un verde molto scuro, si vedeva proprio che ero tornato nel mio paese mediterraneo e non a caso c’era un sole spaccapietre. Appena messo un piede fuori dall’aereo ho subito riempito i polmoni di aria estiva ed io che ero vestito con circa 4 strati son subito schiantato di caldo. Mi sembrava di essere tornato in Egitto, venendo dalla fredda Italia, quando respirai l’aria egiziana mi sembro di essere in estate anche la’. Recupero la valigia e correndo verso l’uscita trovo la mia bella mamma ad aspettarmi col sorriso tanto materno che sa fare lei e che mi era mancato. Un bell’abbraccione forte e ci avviamo verso la macchina, io estasiato dal tutto, mi guardavo intorno come se fosse stata la prima volta che ero in Italia, tutto e’ diverso, una piacevole sensazione. Guidando da Pisa fino a casa dei miei zii, dove eravamo invitati a pranzo, abbiamo chiacchierato di tutto e veramente dopo tanto mi sono risentito sotto la protezione di un genitore, finalmente non dovermi piu’ preoccupare per una settimana di andare a lavoro e il costante pallino del mese d’affitto da pagare: e’ stato come tornare nel nido iniziale. Abbiamo fatto un pranzo coi fiocchi dagli zii, maremma, com’e’ bello trovare qualcosa gia’ pronto e caldo su una tavola apparecchiata, un piccolo piacere che mi ero dimenticato. In seguito andiamo all’ospedale a trovare la mia piccola sorrella. E’ stato un momento intenso e di sensi di colpa dove ho pianto come un bambino per circa mezz’ora al capezzale del lettino nel reparto di rianimazione. Mai vista mia sorella in un modo tale, e’ diventata piu’ bella e si vede che comunque e’ cresciuta tanto. Purtroppo alle 7 bisogna andare via, queste sono le regole in un reparto del genere e col cuore stretto la lasciamo da sola. Volendo pensare ad altro, andiamo a casa e lì incontro tutto il resto della famiglia, rivedere casa mia mi ha fatto un effetto strano, mi sembrava piu’ piccola, colorata e magnificamente accogliente, pur essendo molto belle ed intime le case inglesi, devo lo stesso ammettere che sono ambienti piu’ freddi e distaccati rispetto alle case italiane. Come mi aspettavo, la cena e’ stata come sempre tra risate e battute della mia famiglia numerosa: finalmente a casa! La settimana e’ passata con una velocita’ sorprendente, il tempo mi e’ passato ancor piu’ rapidamente che in Inghilterra, cosa di cui sinceramente mi aspettavo il contrario, ogni giorno sono andato all’ospedale a spendere del tempo con la mamma e con Giulia che fortunatamente dal giorno dopo del mio arrivo, l’hanno spostata nel reparto di degenza che per intenderci e il reparto in cui ti mettono quando ormai c’e’ lo stato di “scampato pericolo” e nel quale ci rimani per tutto il tempo necessario alla dimissione. La settimana e’ stata costruttiva e positiva in tutti i sensi e in tutte le piccole cose, mia sorella ora sta molto meglio, ogni giorno faceva un passo in avanti senza nessun passo all’indietro, ho riallacciato l’amicizia con un vecchio amico della prima superiore, ho scoperto che non mi sono dimenticato come si guida e in piu’ ritornando a scuola a salutare degli amici, ho sentito parlare quella di inglese e ammetto che mi si sono rizzati i capelli, che eterna soddisfazione superare il proprio maestro e piu’ che altro, sentire che cerca di imitare l’accento inglese ma col solo risultato che sembra una scimmia che cerca di non soffocare dopo aver deglutito una grossa noce. Ogni cosa comunque serve ed insegna, da questa settimana appena passata ho capito che voglio tornare in Italia per andare all’universita’ di architettura di Firenze e che questa in Inghilterra, e’ solo un esperienza per imparare a vivere da soli, essere indipendenti in tutto, sostenere il peso del milione di responsabilita’ che ti vengono accollate appunto vivendo da soli e soprattutto per diventare molto bravo in inglese, tra qualche mese potrei essere quasi bilingue, chi lo sa’… Ringrazio comunque per tutto, anche se il ritorno e’ stato un po’ traumatico e naturalmente nostalgico, arrivato a casa mi sono sentito un po’ solo, ma so che ora tutto e’ diverso e non come all’inizio dove non avevo ne amici ne lavoro. Ciao belli!

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