Yes, things work like that…
Sono ormai più di 10 giorni che sono tornato e la vita sostanzialmente continua o comunque sia va avanti senza destare preoccupazioni o paranoie eccessive. Premettendo che si sono successi degli alti e bassi con picchi di felicità indescrivibile successivamente alternati a profondi oblii di vuoto cosmico. Non avendo più l’acqua alla gola per il soldo mancante si può però affermare che il tutto va meglio e che si può far anche luce sul fatto che la disponibilità finanziaria non è l’unico problema che può ostacolare una vita. Escludendo la parte sentimentale ovviamente, perchè non credo che il mio blog sia il mezzo più appropriato per parlarne e soprattutto perchè non basterebbero 15 pagine del blog senza interruzioni. Si comincia però dicendo che mettiamola come ci pare ma l’impatto Inghilterra – Italia, il ritorno, non è mai piacevole come ce lo pregustiamo. Affatto, è sempre abbastanza incisivo, un pò spiacevole e non ci si abitua proprio mai. Detto questo non voglio nascondere tutte le dozzine di volte che il pensiero di una definitiva e stabile vita a Warrington mi sfiori il cervello. Ma non ancora, io non do mai nulla per certo al 100% ma questo lo posso intuire, non sarei ancora in grado di trasferirmi per sempre e mettere radici. E poi perchè dovrei?! Uno dei motivi sono gli amici o le persone a me più vicine o che si stanno avvicinando esaudendo così il desiderio della mia nuova vita (che è anche quella di un giovinello in piena tempesta ormonale!). Un altro motivo è anche il mio nuovo lavoro, eh beh si, come avevo già preannunciato l’esperienza alla Coin mi ha offerto una nuova proposta. Dopo aver avuto un colloquio a Firenze il 18 Febbraio sono appunto venuto a capo di un’allettante oppurtunità. Il 14 ed il 15 Aprile prossimo mi recherò in sede centrale della Timberland a Milano per sostenere un breve periodo di prova in prima persona. La suddetta azienda è infatti alla ricerca di una persona esuberante che sappia attirare il cliente e di conseguenza saper vendere il prodotin un periodo di crsi come questo nel corner Timberland di circa 6 metri per 6 nel mega store Coin di via Calzaiuoli. Avete capito bene, tornerei a lavorare nella Coin ma stavolta non per la Coin stessa ma anzi da esterno, per il marchio che magari rappresenterò. Questa offerta di lavoro è infatti derivata dalla raccomandazione di uno dei capi reparto Coin alla quale ero rimasto particolarmente simpatico e che in pratica si è ricordata di me quando si è sentita chiedere se conosceva qualche persona giovane da poter assumere nella società americana. Sentendomi lusingato e quasi onorato mi sono detto che allora forse ho veramente delle potenzialità come venditore. Però ALT un momento, mai urlare gatto fino a quando non lo si ha nel sacco quindi freniamo l’eccitazione. Le mansioni comunque sia mi vedrebbero gestire, vendere ed organizzare tutto il contesto per conto mio. Ciò sarebbe una cosa totalmente nuova per me in termine di responsabilità, per non parlare del contratto che sembra veramente buono.
Un caloroso Goodbye all’amica Asha che stamattina è stata fatta addormentare per sempre… Fly free!

Warrington
Con la paura di fulminarmi il computer sto scrivendo questo post. Sono in cucina all’ora di cena, mi sto facendo degli spaghetti e c’e’ l’acqua della pentola che bolle a pochi centimetri dallo schermo. D’altra parte beh, l’ispirazione va colta al volo e non vedevo altra possibilita’ se non di scrivere e cucinare insieme. Lizzie mi ha portato una birra e dopo due minuti di confusione finalmente ho capito che “Beer” e’ americano mentre birra in inglese si dice “Lager”, lo sapevate voi?! (You can’t open your lager using the peeler! – La birra non si apre col pelapatate!) Oggi sono uscito alle 3 e mezza del pomeriggio dall’Ikea ed era il mio penultimo giorno, posso avvertire nell’aria il profumo della partenza, nuovamente, di gia’, e’ veramente passato in un battibaleno questo mese in Inghilterra. Fuori dal mega store c’era il sole e pensandoci bene, riflettendo un po’ piu’ attentamente si potrebbe urlare al pianeta intero che esiste un mondo che respira ed e’ pieno di luce al di fuori dell’Ikea. Ho talmente fatto l’abitudine a quelle grigie luci al neon che invadono i kilometrici corridoi che mi sono reso conto solo da qualche giorno che le giornate si stanno allungando. Ho preso il 18 A, l’autobus rosso che passa per Callands – Westbrook – Sankey Valley ed infine arriva in centro a Warrington, all’Interchange Bus Station. La giornata davanti a me ancora lunga e stranamente tiepida, un colpo d’occhio al tabellone degli orari ed ho scorto il 16 che sarebbe partito in 4 minuti dallo stand numero 2. Esito qualche secondo, perche’ dovrei? Perche’ invece non dovrei? E poi mi posiziono davanti alle porte scorrevoli che danno libera via alla piattaforma rialzata che serve per salire sull’autobus, che ancora non c’era. Io, a gambe rigide e braccia incrociate quasi ad impormi una posizione irremovibile a livello cerebrale, sicuro di volerci tornare e aspetto. Arriva, salgo e torno a Bewsey! Il cuore mi batteva forte, ero veramente paralizzato dal terrore, con le mascelle serrate e per qualche istante mi e’ passato per la testa di suonare e scendere alla prima fermata disponibile ma poi ho abbandonato la folle idea. Non so spiegarmi il perche’ ti tale sensazione, una tale irrequietudine si e’ impossessata di me e cascasse il cielo appena aver imboccato l’inizio di Lilford Avenue, 10 minuti dopo, se non mi sono venuti i brividi dietro la nuca. L’ho rivista, la’, immutata nel tempo, con le tende del salotto perfettamente a mezz’altezza come le ho lasciate io l’anno scorso. Il colore celestino della carta da parati di camera mia come me la ricordavo io e come viene ritratta in parecchie foto che ho scattato durante quel periodo. Chissa’ chi c’e’ entrato dopo di me. Fuori un cartello che diceva SOLD ma io non sono sceso dall’autobus, sono rimasto a sedere. Che tristezza mi ha fatto. Mi ha veramente spaventato per qualche momento e non ne so il perche’. Ma ora ne parlo e sento che e’ tutto apposto.

Get that coin!
Qui in Inghilterra la crisi economica e’ chiamata “recession” e come in America la si avverte di piu’ rispetto all’Italia. Parlando coi mei coetanei ovviamente nessuno si riesce a capacitare di cosa sia cambiato o il perche’ di tale gravita’ ma camminando per le strade del centro i danni della crisi li si possono vedere e anche molto bene. Al Golden Square il sontuoso centro commerciale della citta’, il 30% dei negozi che mi ricordavo esserci sono chiusi per fallimento, compreso quello dove ci ho comprato il mio numero di telefono inglese mentre quelli aperti da poco o che comunque sono riusciti a sopravvivere hanno cartelloni grandi come le vetrine affissi ai vetri delle stesse, appunto. “Tutto al 30% e 50% in meno” nonostante i saldi siano finiti da tempo. Un cartello all’interno di un negozio vuoto e buio oggi mi ha fatto tenerezza ma al contempo mi ha fatto provare malinconia e dispiacere. “This store in now closed. Thanks to the staff and to all our customers.” (Questo negozio e’ chiuso. Un grazie a tutto il personale e a tutti i nostri clienti.) Ma allora perche’ io trovo sempre pezzi da 2 pence lungo i marciapiedi di Warrington, potessi, con tutte le monetine che avrei potuto raccogliere magari salvavo un negozio dal fallimento.
Pagine musicali >>>

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Then the rain came down…

Com’e’ vero, concreto e giusto! Chi se la sa’ cavare ed e’ una persona “propositiva” (…remember?) alla fine viene sempre ripagata per gli sforzi effettuati. Anche se magari poi non tutte le cose buone che gli si presentano davanti vanno in porto alla fine, pero’, del buono c’e’ sempre stato. Probabilmente solo il fatto di interpretare uno stupido pensiero come la chiave allegra che ti risolleva la giornata dell’Ikea! Un’odore familiare che ti fa venire mille ricordi vorticosi nella mente, uno sguardo, anche questo familiare e poi ti sembra di ritrovarti in un altro posto piu’ familiare di quello in cui ci troviamo ora, noi stessi. Divagazioni filosofiche, minchiate delle 22:50 dovute alle 8 ore quotidiane di lavoro o anche solo sensazioni bizzarre, chiamatele come vi pare ma queste tre righe sono venute fuori da sole durante uno dei miei rari momenti di ispirazione creativo-psicologica. (Oh mamma ma ikke dice… vaneggia lui!) And then the rain came down, oggi finalmente ha piovuto decentemente e non la solita pioggerellina appiccicosa inglese. Tre sole sono state le giornate con un bel sole macchiato da qualche lenta nuvola passeggera. Ma io cammino sempre e lo stesso, mp3 nelle orecchie e non mi interessa che tempo faccia, cappuccio, cappellino di lana o chioma al vento io ho ben imparato a non portare l’ombrello con me in Inghilterra. Tra una settimana ho l’aereo e torno in Italia dove voglio cominciare bene, positivamente e con una marcia in piu’! Delle basi solide o meno gia’ ce le ho, qualche proposta di lavoro derivata dall’esperienza alla Coin e soprattutto una sfracca di sterline a pararmi il culo idem! Bella questa e’?
P.S. Volendo continuare il Great Britain City Tour, sabato scorso, il 28 Febbraio me ne sono andato con Kata l’ungherese a York…

