Warrington
Con la paura di fulminarmi il computer sto scrivendo questo post. Sono in cucina all’ora di cena, mi sto facendo degli spaghetti e c’e’ l’acqua della pentola che bolle a pochi centimetri dallo schermo. D’altra parte beh, l’ispirazione va colta al volo e non vedevo altra possibilita’ se non di scrivere e cucinare insieme. Lizzie mi ha portato una birra e dopo due minuti di confusione finalmente ho capito che “Beer” e’ americano mentre birra in inglese si dice “Lager”, lo sapevate voi?! (You can’t open your lager using the peeler! – La birra non si apre col pelapatate!) Oggi sono uscito alle 3 e mezza del pomeriggio dall’Ikea ed era il mio penultimo giorno, posso avvertire nell’aria il profumo della partenza, nuovamente, di gia’, e’ veramente passato in un battibaleno questo mese in Inghilterra. Fuori dal mega store c’era il sole e pensandoci bene, riflettendo un po’ piu’ attentamente si potrebbe urlare al pianeta intero che esiste un mondo che respira ed e’ pieno di luce al di fuori dell’Ikea. Ho talmente fatto l’abitudine a quelle grigie luci al neon che invadono i kilometrici corridoi che mi sono reso conto solo da qualche giorno che le giornate si stanno allungando. Ho preso il 18 A, l’autobus rosso che passa per Callands – Westbrook – Sankey Valley ed infine arriva in centro a Warrington, all’Interchange Bus Station. La giornata davanti a me ancora lunga e stranamente tiepida, un colpo d’occhio al tabellone degli orari ed ho scorto il 16 che sarebbe partito in 4 minuti dallo stand numero 2. Esito qualche secondo, perche’ dovrei? Perche’ invece non dovrei? E poi mi posiziono davanti alle porte scorrevoli che danno libera via alla piattaforma rialzata che serve per salire sull’autobus, che ancora non c’era. Io, a gambe rigide e braccia incrociate quasi ad impormi una posizione irremovibile a livello cerebrale, sicuro di volerci tornare e aspetto. Arriva, salgo e torno a Bewsey! Il cuore mi batteva forte, ero veramente paralizzato dal terrore, con le mascelle serrate e per qualche istante mi e’ passato per la testa di suonare e scendere alla prima fermata disponibile ma poi ho abbandonato la folle idea. Non so spiegarmi il perche’ ti tale sensazione, una tale irrequietudine si e’ impossessata di me e cascasse il cielo appena aver imboccato l’inizio di Lilford Avenue, 10 minuti dopo, se non mi sono venuti i brividi dietro la nuca. L’ho rivista, la’, immutata nel tempo, con le tende del salotto perfettamente a mezz’altezza come le ho lasciate io l’anno scorso. Il colore celestino della carta da parati di camera mia come me la ricordavo io e come viene ritratta in parecchie foto che ho scattato durante quel periodo. Chissa’ chi c’e’ entrato dopo di me. Fuori un cartello che diceva SOLD ma io non sono sceso dall’autobus, sono rimasto a sedere. Che tristezza mi ha fatto. Mi ha veramente spaventato per qualche momento e non ne so il perche’. Ma ora ne parlo e sento che e’ tutto apposto.

Get that coin!
Qui in Inghilterra la crisi economica e’ chiamata “recession” e come in America la si avverte di piu’ rispetto all’Italia. Parlando coi mei coetanei ovviamente nessuno si riesce a capacitare di cosa sia cambiato o il perche’ di tale gravita’ ma camminando per le strade del centro i danni della crisi li si possono vedere e anche molto bene. Al Golden Square il sontuoso centro commerciale della citta’, il 30% dei negozi che mi ricordavo esserci sono chiusi per fallimento, compreso quello dove ci ho comprato il mio numero di telefono inglese mentre quelli aperti da poco o che comunque sono riusciti a sopravvivere hanno cartelloni grandi come le vetrine affissi ai vetri delle stesse, appunto. “Tutto al 30% e 50% in meno” nonostante i saldi siano finiti da tempo. Un cartello all’interno di un negozio vuoto e buio oggi mi ha fatto tenerezza ma al contempo mi ha fatto provare malinconia e dispiacere. “This store in now closed. Thanks to the staff and to all our customers.” (Questo negozio e’ chiuso. Un grazie a tutto il personale e a tutti i nostri clienti.) Ma allora perche’ io trovo sempre pezzi da 2 pence lungo i marciapiedi di Warrington, potessi, con tutte le monetine che avrei potuto raccogliere magari salvavo un negozio dal fallimento.

Penelope ha detto,
8 Marzo, 2009 a 11:19 pm
sono in tempo per ricredermi sul post e dire che anche questo è pieno d momenti emozionanti e carico del tuo solito inconfondibile stile descrittivo??
spero d si…
m sentirei in colpa per nn averlo notato prima…
Lucy ha detto,
9 Marzo, 2009 a 10:01 pm
è vero, sono d’accordo con Penelope, Andre potresti iniziare una carriera da scrittore?
Lilford ’s catarsi, una presa di coscienza della serietà dei tempi passati e Dio volendo, superati!
A domani
lu