Educazione all’acquisto.
Come spesso mi ripeto ma soprattutto come spesso dico agli altri, bisognerebbe introdurre un sistema di educazione all’acquisto. I clienti dovrebbero avere l’opportunita’ di imparare come si compra e piu’ in generale come si agisce in un negozio, a partire da quando aprono la porta del negozio fino ad arrivare al momento in cui escono dal negozio. Qui di seguito alcune vicessitudini capitate su pelle mia e non solo. Tutto quello che leggerete qua’ di seguito e’ veramente accaduto in ogni suo dettaglio.
Il cliente entra in negozio, il commesso lo osserva cercando lo sguardo per poi salutare. “Che cazzo guardi?!”
Il cliente entra in negozio ma gli serve solo per andare in bagno. I servizi sono al secondo piano e c’e’ troppa fila, urina in un sacchetto, lo riempie di piscio giallo, chiude il sacchetto e lo abbandona in un angolino di un camerino con non curanza.
Il vecchio cliente entra in negozio e ad ogni passo molla una piccola scureggina appena udibile, egli non si accorge di nulla, solo noi ci guardiamo domandandoci di aver sentito bene.
Io ed una collega chiacchieriamo sul da farsi, mi allontano da lei ed esclamo: “Vieni a sentire che tanfo c’e’ qua. Ah no rimani la’ tanto sta arrivando anche da te!” Soffochiamo e tra le risate scatenate ci portiamo la maglietta al naso per respirare aria normale. Da dietro un angolo spuntano un cliente ed una cliente, sono una coppia e ci hanno sentiti ma dovevano passare per forza di la’. La cliente e’ evidentemente molto imbarazzata e ben riconosce l’odore del suo compagno che sta petando da tutto il pomeriggio. Il cliente ci vede, arrossisce e con la coda di paglia esclama: “S’annega qui!” Io e la collega ci guardiamo allibiti.
In una giornata calma e con pochi clienti rifaccio l’allestimento dell’esposizione. Sistemo la merce su uno scaffale e mi allontano due passi all’indietro per vedere da lontano la mia creazione ma, senza guardare chi c’era dietro. Gli anziani clienti amano guardare cosa stai facendo, proprio come amano guardare con assiduita’ a che punto sono gli scavi ed i lavori di rifacimento del manto stradale durante la giornata vicino a casa loro e lo fanno sempre in silenzio. Urto cosi un anziano cliente, questo sgambetta spaventosamente all’indietro quasi perdendo l’equilibrio, mi protendo verso di lui, scampato pericolo, non e’ caduto ma io sono ugualmente mortificato: ”Mi scusi, mi spiace non l’avevo vista. Tutto bene?” La risposta e’ stato un silenzioso VAFFANCULO letto col labbiale e notando una mano andare dal basso verso l’alto furiosamente.
Dov’e’ la polo rossa? Bene dai, sicuramente l’ho venduta. No! E’ appesa in un camerino dopo che e’ stata usata come fazzoletto per la masturbazione!! Verissimo! Da paura, e non sapendolo l’ho pure toccata. Dovevo farla esaminare, tramite il DNA sarei potuto risalire al cliente.
Un commesso ad un cliente alludendo al resto: “E 20€ a lei, grazie.” “Eh?!” “Il resto signore.” “E parla italiano!”
Un cliente asiatico sempre di fretta e non capace di aspettare il proprio turno per la toilette defeca in un paio di jeans presi dall’esposizione. Ce ne accorgiamo solamente dopo che abbiamo recuperato il capo dal camerino e vedendone cadere a terra due pezzi.
Un cliente asiatico col fiato di gastrite mi insegue pensando che io possa aiutarlo e non posso proprio.
Un commesso riceve delle avance da un cliente messicano. “Quanto costi?” …e alla fine: “Ma nel prezzo e’ inclusa anche una cena?”
Un cliente pevertito mi osserva ansioso, si avvicina al manichino e sempre mantenendo il contatto visivo porta una mano ai genitali di plastica del povero manichino sventurato. Mi sento a disagio ed egli continua a massaggiare dai pantaloncini color geranio a 64€ il pacco duro ed inespressivo. Abbozzo un sorriso cercando di sfuggire lo sguardo, scappo poco dopo.
Un cliente mendica insistentemente una gruccia di legno del negozio. Mi spiace ma e’ del punto vendita, non possiamo darle o rimarremmo senza. Ma via su ne avete tante. Mi spiace non posso. Via chiuda un occhio per questa volta. Guardi vorrei tanto ma non posso proprio. Ma non ve ne accorgerete nemmeno che ne manchera’ una. Mi dispiace signore, no. E cosi dicendo…
Un cliente incauto inciampa su un pancale in legno da esposizione, prende il via, corre piegato in avanti cercando di riprendere l’equilibrio ma rasenta davvero di battere la bocca. Tutto il contenuto dei taschini della sua camicia si svuota, l’accendino, le sigarette, alcune monete, le chiavi, tutto rotola per il pavimento. Il cliente si stabilisce, si alza tutto rosso e cercando di far finta di niente: “Questo quanto costa?”
Due clienti russi, una coppia: “******** @@@@@?” “What sorry?” “+++++ &&& $$ %%%%%?!” “Ehehe non capisco mi spiace.” “^^^ £££33333!!” “Mah, imparassero almeno l’inglese i russi!”
Tre clienti di fronte alla cassa, dietro di questa due commessi. I venditori porgono delle domande inerenti alla gestione dell’acquisto ed i clienti non rispondono e ne sembrano ragionare. ”Ale, mi sa che non ti capiscono.” Ed i tre clienti molto seccati: “Capiamo benissimo!”
Alle 20 e 10 minuti. Negozio chiuso, i due annunci dagli altoparlanti gia’ dati. Una signora trafelata: “Ma quando chiudete?” “10 minuti fa signora” (stupida!)
Molteplici clienti ad ogni vigilia di festivita’ (Natale, 1 Gennaio, Pasqua) sono tristi. Sempre chiedono o addirittura telefonano: “Ma domani siete aperti? Che orari fate?”
Una cliente vuole a tutti i costi un maglioncino con lo sconto. Non demorde e trattandoci come degli imbecilli ciechi ci indica innumerevoli volte la fantomatica macchia che le darebbe il diritto di reclamare lo sconto. E noi questa macchia non la vediamo…
“Sono la zia del cuoco della nazionale, come vi chiamate, vi faccio fare l’autografo.” Detto questo per la cliente lo scambio equo era fatto, ora stava a noi riservarle un trattamento speciale, uno sconto sarebbe stato appropriato ed avrebbe ripagato il privilegio di conoscere la zia.
“Sono la madre di una cantante/ballerina che stasera va in televisione…” Anche qua’ un grande privilegio avere la cliente in negozio.
Una cliente che apparentemente mi ricordava un ippopotamo sudato parcheggia il suo balenesco deretano su di un tavolino da esposizione con tanto di merce esposta sopra. Il tutto e’ stato perfettamente deumidificato e stirato senza odori?
Memorabile – ad una mia collega di Roma: “Signora ha bisogno d’aiuto?” “Mica sto affogando!” in seguito poi la cliente chiede aiuto e ci sarebbe stato da dire: “Stava ad annega’ signora?!”
Una cliente molto impaziente si affaccia dall’angolo remoto del reparto intimo e si rivolge al commesso impegnato alla cassa:”Ma non c’e’ nessuno qua che mi puo’ aiutare?” “Eh, un attimo signora, due minuti.” Egli, per la cliente, avrebbe dovuto lasciare a meta’ la riscossione di alcuni altri clienti per accorrere in suo aiuto.
Infine i clienti entrano in negozio gia’ arrabbiati, sanno gia’ in anticipo che il personale li trattera’ male o perfino non li considerera’ nemmeno o che cerchi di truffarli. Maledetto il detto del cliente ha sempre ragione. Quale ragione dareste ad un uomo che vi caga nei pantaloni ancora effettivamente di proprieta’ del negozio, quale ragione dareste al cliente che vi obbliga a raccogliere i suoi due stronzi dalla moquette del camerino per gettarli via?
Non andrebbero’ tutti educati questi clienti? E guardate che si tratta del 70% della clientela a comportarsi cosi.
