America’s planning

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E’ ormai da qualche mese che sto progettando di andare in America e piu’ precisamente nella east cost. Solitamente (e vedrai che alla fine anche per questa volta sara’ cosi) mi organizzo da solo ogni fase di un viaggio senza rivolgermi a nessun agente turistico ma la settimana scorsa mi sono ritagliato un’oretta e sono entrato in un’agenzia di viaggi. La signora Nicoletta dalla fiata pesante mi ha suggerito un tour di tappe americane, hotel convenienti, voli convenienti di 14 giorni complessivi per la bellezza di circa 2100€ a persona. Ora secondo voi potrebbe essere un prezzo ragionevole ma per me non lo e’ assolutamente. Viaggio spendendo veramente poco ed intendero’ farlo ancora a lungo. Dunque ho pensato che non c’e’ verso spendere cosi tanto per un viaggio di 14 giorni, 2100€ possono essere fattibili per tre settimane probabilmente ma non per due. Per circa tre ore mi sono messo alla ricerca di voli, hotel, navette da e per l’aeroporto, compagnie di autobus tra meta’ e meta’ e pullman per gite turistiche ed alla fine per 1150€ mi sono creato un tour pressoche’ uguale a quello suggerito dall’agenzia di viaggi. A parte il fatto che allora sono bravo anche come agente turistico, se tutto va secondo i programmi il mio viaggio nei primi freddi mesi del prossimo anno sarebbe questo: New York – Boston – Cascate del Niagara – Washington – Philadelphia – New York!
Compagnie low cost
Ecco cosa ho trovato sul web, come fanno le compagnie aeree low cost a campare.
[...] Innanzi tutto; Gli aerei delle compagnie low cost, non sono nè vecchi, nè usati, sono semplicemente noleggiati con una formula particolare di leasing molto simile a quella offerta da tante società produttrici di TIR.
Praticamente, la società utilizza solo gli aerei realmente necessari inizialmente noleggiandoli, poi, se la tratta appare vantaggiosa, procede con un acquisto con leasing molto conveniente e tramite particolari procedure di garanzia offerte dalla comunità europea. Gli aerei sono quindi nuovi di zecca.
In secondo luogo, utilizza solamente aeromobili standard, nel senso che comprano solo modelli come l’airbus a 300/320 o il boeing 707, 727, 737 ecc.. che sono i modelli più prodotti e quindi meno cari.
Non vedrete mai una low cost con un airbus a380 o un boeing 747-300, questo è possibile anche per il fatto che le loro tratte di solito non superano mai le 6000 Miglia.
Terzo; Gli aeroporti utilizzati e cosiddetti “secondari” permettono un risparmio notevole di oltre il 70% in quanto le città preferiscono distribuire lo spazio aereo pittosto che averlo concentrato in un unica zona per motivi di sicurezza.
Quarto; Il catering che ammonta al 35% della spesa di una linea aerea, nel caso delle low cost, diventa una fonte di guadagno.
In ultimo; l’abolizione totale dei biglietti cartacei, l’utilizzo di 2 hostess invece di 5, lo stipendio dei piloti dimezzato ( ma sempre alto), l’abolizione delle ore morte (ore spese a terra e quindi senza guadagno).
Tutte queste tattiche economiche rendono possibile l’esistenza delle compagnie low cost, pensate solo che le compagnie tradizionali acquistano flotte di aerei come ad esempio l’airbus a380 o il boeing 747 a circa 200 milioni di euro l’uno (quattrocento miliardi del vecchio conio) senza essere sicuri se questi saranno sfruttati al 100%, oppure atterrano in aeroporti come il JFK di New York o il Narita di Tokyo che hanno dei costi mostruosi per ogni ora.
Quindi non pensate che le low cost siano linee aeree di serie B o meno sicure (anche se fossero meno sicure, sono comunque nate da meno di 10 anni e questo è un tempo troppo breve per rendere insicuro un aeromobile), sono soltanto linee aeree con degli economisti al posto delle hostess. [...]
2) limita i costi marginali (usa il biglietto elettronico e quando può evita anche il bus)
3) fa pagare TUTTI !!!! compresi i bambini e i politici
4) fa pagare ogni servizio accessorio vedi i bagagli
5) sceglie gli aereoporti e contratta i costi
6) ottimizza i percorsi ed evita i ritardi
7) applica una politica aziendale seria e rigorosa … anche con il proprio personale, che comunque non muore di fame. [...]
