Finally America!

16 febbraio, 2012 at 9:30 pm (5. The international boy)

E allora sono meno 6 giorni al piu’ grande viaggio della mia vita, non il piu’ lungo perche’ quello e’ stato in Tanzania lo scorso Settembre, ma sicuramente quello piu’ lontano. E poi inutile dire che e’ il nuovo continente che fin da bambini si e’ abituati a vedere solo in tv, il grande sogno americano, le location dei maggiori film holliwoodiani, dove hanno girato Godzilla e King Kong! 11 giorni oltreoceano, New York – Washington – Philadelphia – Cascate del Niagara per veramente uno sputo di soldi, nemmeno 1000€. Alla faccia del risparmio.

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America’s planning

31 ottobre, 2011 at 8:56 pm (5. The international boy)

Per vedere in diretta web cam le Niagara Falls clicca QUI.

E’ ormai da qualche mese che sto progettando di andare in America e piu’ precisamente nella east cost. Solitamente (e vedrai che alla fine anche per questa volta sara’ cosi) mi organizzo da solo ogni fase di un viaggio senza rivolgermi a nessun agente turistico ma la settimana scorsa mi sono ritagliato un’oretta e sono entrato in un’agenzia di viaggi. La signora Nicoletta dalla fiata pesante mi ha suggerito un tour di tappe americane, hotel convenienti, voli convenienti di 14 giorni complessivi per la bellezza di circa 2100€ a persona. Ora secondo voi potrebbe essere un prezzo ragionevole ma per me non lo e’ assolutamente. Viaggio spendendo veramente poco ed intendero’ farlo ancora a lungo. Dunque ho pensato che non c’e’ verso spendere cosi tanto per un viaggio di 14 giorni, 2100€ possono essere fattibili per tre settimane probabilmente ma non per due. Per circa tre ore mi sono messo alla ricerca di voli, hotel, navette da e per l’aeroporto, compagnie di autobus tra meta’ e meta’ e pullman per gite turistiche ed alla fine per 1150€ mi sono creato un tour pressoche’ uguale a quello suggerito dall’agenzia di viaggi. A parte il fatto che allora sono bravo anche come agente turistico, se tutto va secondo i programmi il mio viaggio nei primi freddi mesi del prossimo anno sarebbe questo: New York – Boston – Cascate del Niagara – Washington – Philadelphia – New York!

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Compagnie low cost

31 ottobre, 2011 at 8:37 pm (5. The international boy)

Ecco cosa ho trovato sul web, come fanno le compagnie aeree low cost a campare.

[…] Innanzi tutto; Gli aerei delle compagnie low cost, non sono nè vecchi, nè usati, sono semplicemente noleggiati con una formula particolare di leasing molto simile a quella offerta da tante società produttrici di TIR.
Praticamente, la società utilizza solo gli aerei realmente necessari inizialmente noleggiandoli, poi, se la tratta appare vantaggiosa, procede con un acquisto con leasing molto conveniente e tramite particolari procedure di garanzia offerte dalla comunità europea. Gli aerei sono quindi nuovi di zecca.
In secondo luogo, utilizza solamente aeromobili standard, nel senso che comprano solo modelli come l’airbus a 300/320 o il boeing 707, 727, 737 ecc.. che sono i modelli più prodotti e quindi meno cari.
Non vedrete mai una low cost con un airbus a380 o un boeing 747-300, questo è possibile anche per il fatto che le loro tratte di solito non superano mai le 6000 Miglia.
Terzo; Gli aeroporti utilizzati e cosiddetti “secondari” permettono un risparmio notevole di oltre il 70% in quanto le città preferiscono distribuire lo spazio aereo pittosto che averlo concentrato in un unica zona per motivi di sicurezza.
Quarto; Il catering che ammonta al 35% della spesa di una linea aerea, nel caso delle low cost, diventa una fonte di guadagno.
In ultimo; l’abolizione totale dei biglietti cartacei, l’utilizzo di 2 hostess invece di 5, lo stipendio dei piloti dimezzato ( ma sempre alto), l’abolizione delle ore morte (ore spese a terra e quindi senza guadagno).
Tutte queste tattiche economiche rendono possibile l’esistenza delle compagnie low cost, pensate solo che le compagnie tradizionali acquistano flotte di aerei come ad esempio l’airbus a380 o il boeing 747 a circa 200 milioni di euro l’uno (quattrocento miliardi del vecchio conio) senza essere sicuri se questi saranno sfruttati al 100%, oppure atterrano in aeroporti come il JFK di New York o il Narita di Tokyo che hanno dei costi mostruosi per ogni ora.
Quindi non pensate che le low cost siano linee aeree di serie B o meno sicure (anche se fossero meno sicure, sono comunque nate da meno di 10 anni e questo è un tempo troppo breve per rendere insicuro un aeromobile), sono soltanto linee aeree con degli economisti al posto delle hostess. […]

[…]1) fornisce solo i l servizio essenziale.
       2) limita i costi marginali (usa il biglietto elettronico e quando può evita anche il bus)
       3) fa pagare TUTTI !!!! compresi i bambini e i politici 😉
       4) fa pagare ogni servizio accessorio vedi i bagagli
       5) sceglie gli aereoporti e contratta i costi
       6) ottimizza i percorsi ed evita i ritardi
       7) applica una politica aziendale seria e rigorosa … anche con il proprio personale, che comunque non muore di fame. […]

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Educazione all’acquisto.

1 agosto, 2011 at 9:29 pm (5. The international boy)

Come spesso mi ripeto ma soprattutto come spesso dico agli altri, bisognerebbe introdurre un sistema di educazione all’acquisto. I clienti dovrebbero avere l’opportunita’ di imparare come si compra e piu’ in generale come si agisce in un negozio, a partire da quando aprono la porta del negozio fino ad arrivare al momento in cui escono dal negozio. Qui di seguito alcune vicessitudini capitate su pelle mia e non solo. Tutto quello che leggerete qua’ di seguito e’ veramente accaduto in ogni suo dettaglio.

Il cliente entra in negozio, il commesso lo osserva cercando lo sguardo per poi salutare. “Che cazzo guardi?!”

Il cliente entra in negozio ma gli serve solo per andare in bagno. I servizi sono al secondo piano e c’e’ troppa fila, urina in un sacchetto, lo riempie di piscio giallo, chiude il sacchetto e lo abbandona in un angolino di un camerino con non curanza.

Il vecchio cliente entra in negozio e ad ogni passo molla una piccola scureggina appena udibile, egli non si accorge di nulla, solo noi ci guardiamo domandandoci di aver sentito bene.

Io ed una collega chiacchieriamo sul da farsi, mi allontano da lei ed esclamo: “Vieni a sentire che tanfo c’e’ qua. Ah no rimani la’ tanto sta arrivando anche da te!” Soffochiamo e tra le risate scatenate ci portiamo la maglietta al naso per respirare aria normale. Da dietro un angolo spuntano un cliente ed una cliente, sono una coppia e ci hanno sentiti ma dovevano passare per forza di la’. La cliente e’ evidentemente molto imbarazzata e ben riconosce l’odore del suo compagno che sta petando da tutto il pomeriggio. Il cliente ci vede, arrossisce e con la coda di paglia esclama: “S’annega qui!” Io e la collega ci guardiamo allibiti.

In una giornata calma e con pochi clienti rifaccio l’allestimento dell’esposizione. Sistemo la merce su uno scaffale e mi allontano due passi all’indietro per vedere da lontano la mia creazione ma, senza guardare chi c’era dietro. Gli anziani clienti amano guardare cosa stai facendo, proprio come amano guardare con assiduita’ a che punto sono gli scavi ed i lavori di rifacimento del manto stradale durante la giornata vicino a casa loro e lo fanno sempre in silenzio. Urto cosi un anziano cliente, questo sgambetta spaventosamente all’indietro quasi perdendo l’equilibrio, mi protendo verso di lui, scampato pericolo, non e’ caduto ma io sono ugualmente mortificato: “Mi scusi, mi spiace non l’avevo vista. Tutto bene?” La risposta e’ stato un silenzioso VAFFANCULO letto col labbiale e notando una mano andare dal basso verso l’alto furiosamente.

Dov’e’ la polo rossa? Bene dai, sicuramente l’ho venduta. No! E’ appesa in un camerino dopo che e’ stata usata come fazzoletto per la masturbazione!! Verissimo! Da paura, e non sapendolo l’ho pure toccata. Dovevo farla esaminare, tramite il DNA sarei potuto risalire al cliente.

Un commesso ad un cliente alludendo al resto: “E 20€ a lei, grazie.” “Eh?!” “Il resto signore.” “E parla italiano!”

Un cliente asiatico sempre di fretta e non capace di aspettare il proprio turno per la toilette defeca in un paio di jeans presi dall’esposizione. Ce ne accorgiamo solamente dopo che abbiamo recuperato il capo dal camerino e vedendone cadere a terra due pezzi.

Un cliente asiatico col fiato di gastrite mi insegue pensando che io possa aiutarlo e non posso proprio.

Un commesso riceve delle avance da un cliente messicano. “Quanto costi?” …e alla fine: “Ma nel prezzo e’ inclusa anche una cena?”

Un cliente pevertito mi osserva ansioso, si avvicina al manichino e sempre mantenendo il contatto visivo porta una mano ai genitali di plastica del povero manichino sventurato. Mi sento a disagio ed egli continua a massaggiare dai pantaloncini color geranio a 64€ il pacco duro ed inespressivo. Abbozzo un sorriso cercando di sfuggire lo sguardo, scappo poco dopo.

Un cliente mendica insistentemente una gruccia di legno del negozio. Mi spiace ma e’ del punto vendita, non possiamo darle o rimarremmo senza. Ma via su ne avete tante. Mi spiace non posso. Via chiuda un occhio per questa volta. Guardi vorrei tanto ma non posso proprio. Ma non ve ne accorgerete nemmeno che ne manchera’ una. Mi dispiace signore, no. E cosi dicendo…

Un cliente incauto inciampa su un pancale in legno da esposizione, prende il via, corre piegato in avanti cercando di riprendere l’equilibrio ma rasenta davvero di battere la bocca. Tutto il contenuto dei taschini della sua camicia si svuota, l’accendino, le sigarette, alcune monete, le chiavi, tutto rotola per il pavimento. Il cliente si stabilisce, si alza tutto rosso e cercando di far finta di niente: “Questo quanto costa?”

Due clienti russi, una coppia: “******** @@@@@?” “What sorry?” “+++++  &&& $$ %%%%%?!” “Ehehe non capisco mi spiace.” “^^^ £££33333!!” “Mah, imparassero almeno l’inglese i russi!”

Tre clienti di fronte alla cassa, dietro di questa due commessi. I venditori porgono delle domande inerenti alla gestione dell’acquisto ed i clienti non rispondono e ne sembrano ragionare.  “Ale, mi sa che non ti capiscono.” Ed i tre clienti molto seccati: “Capiamo benissimo!”

Alle 20 e 10 minuti. Negozio chiuso, i due annunci dagli altoparlanti gia’ dati. Una signora trafelata: “Ma quando chiudete?” “10 minuti fa signora” (stupida!)

Molteplici clienti ad ogni vigilia di festivita’ (Natale, 1 Gennaio, Pasqua) sono tristi. Sempre chiedono o addirittura telefonano: “Ma domani siete aperti? Che orari fate?”

Una cliente vuole a tutti i costi un maglioncino con lo sconto. Non demorde e trattandoci come degli imbecilli ciechi ci indica innumerevoli volte la fantomatica macchia che le darebbe il diritto di reclamare lo sconto. E noi questa macchia non la vediamo…

“Sono la zia del cuoco della nazionale, come vi chiamate, vi faccio fare l’autografo.” Detto questo per la cliente lo scambio equo era fatto, ora stava a noi riservarle un trattamento speciale, uno sconto sarebbe stato appropriato ed avrebbe ripagato il privilegio di conoscere la zia.

“Sono la madre di una cantante/ballerina che stasera va in televisione…” Anche qua’ un grande privilegio avere la cliente in negozio.

Una cliente che apparentemente mi ricordava un ippopotamo sudato parcheggia il suo balenesco deretano su di un tavolino da esposizione con tanto di merce esposta sopra. Il tutto e’ stato perfettamente deumidificato e stirato senza odori?

Memorabile – ad una mia collega di Roma: “Signora ha bisogno d’aiuto?” “Mica sto affogando!” in seguito poi la cliente chiede aiuto e ci sarebbe stato da dire: “Stava ad annega’ signora?!”

Una cliente molto impaziente si affaccia dall’angolo remoto del reparto intimo e si rivolge al commesso impegnato alla cassa:”Ma non c’e’ nessuno qua che mi puo’ aiutare?” “Eh, un attimo signora, due minuti.” Egli, per la cliente, avrebbe dovuto lasciare a meta’ la riscossione di alcuni altri clienti per accorrere in suo aiuto.

Infine i clienti entrano in negozio gia’ arrabbiati, sanno gia’ in anticipo che il personale li trattera’ male o perfino non li considerera’ nemmeno o che cerchi di truffarli. Maledetto il detto del cliente ha sempre ragione. Quale ragione dareste ad un uomo che vi caga nei pantaloni ancora effettivamente di proprieta’ del negozio, quale ragione dareste al cliente che vi obbliga a raccogliere i suoi due stronzi dalla moquette del camerino per gettarli via?

Non andrebbero’ tutti educati questi clienti? E guardate che si tratta del 70% della clientela a comportarsi cosi.

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Il miglior soffritto…

2 luglio, 2011 at 6:43 pm (5. The international boy)

Il miglior soffritto al mondo e’ fatto cosi: prendere una padella, tre giri d’olio d’oliva ed accendere il gas a fuoco medio. Mettere nella padella mezza cipolla triturata fine, un dado da brodo che poi si sciogliera’, due dita di vino rosso, un pizzico di sale, un po’ di rosmarino ed infine il tocco magico: dalla boccetta versare un dito di salsa di soia. Far soffriggere tutti gli ingredienti fino a che l’alchool del vino non sara’ quasi del tutto evaporato ed ecco fatto. Ci si puo’ aggiungere anche solo semplicemente della polpa di pomodoro ed avere il sugo vegetariano piu’ buono del mondo (di Andrew). 🙂

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Chiuso fuori!

2 giugno, 2011 at 3:54 pm (5. The international boy)

Un paio di giorni fa durante un giorno di riposo infrasettimanale mi e’ successa una vicenda da panico. Dopo pranzo, nel primo pomeriggio intorno alle 4 volevo andare a fare la spesa e come una qualsiasi persona fa ho chiuso il portone di casa cercando di dare le mandate alla serratura. Il mio portone di casa e’ in legno massello ed ha due ante di circa un metro l’una. E’ un’apertura molto grande ed e’ infatti stata ricavata dall’entrata di un vecchio magazzino che fungeva anche da rimessa per auto. Appena chiusa la porta dietro di me ho inserito la chiave ed ho accennato a dare la prima mandata quando ho sentito un rumore acuto e ferroso che ha fatto uno scatto all’interno della serratura: la chiave si e’ bloccata a mezza mandata e non riuscivo nemmeno a levarla dalla toppa. Ma no dai, basta ritentare e poi uscira’. Ed invece no, si e’ fottutamente incastrata e quello ad essere fottutto ero io. Prova e riprova per mezz’ora, le dita doloranti ed il sudore che grondava dalle tempie dovuto al sole che picchiava dall’alto. Botte e schianti a quella chiave che ormai l’avevo storta tutta. Per di piu’ mi stavano cominciando e girare le palle perche’ abitando proprio sulla strada ed essendo stato proprio quello un momento di traffico c’era la fila di auto ferme davanti casa. Agli occhi della gente ferma nelle macchine sembravo proprio uno che cerca di scassinare una porta. Fortuna che avevo il cellulare (scarico e senza soldi, bah!) chiamo la mamma e mi faccio dire chi si chiama in questi casi, ovvero il falegname o il fabbro. Caspita allora e’ proprio grave, ma dove lo trovo il falegname? Ed un fabbro? Non conosco bene la zona e per di piu’ se bisogna sfondare la porta non avevo dietro nemmeno i soldi per poterla ripagare. Lasciando le chiavi infilate alla porta girovago per decine di metri in tutte le direzioni imprecando e smadonnando e poi ecco il primo anello della catena, suono al vicino di fronte. Un signore sulla settantina delle parti di Napoli apre e gli spiego l’accaduto: “Sa mica dove posso trovare un falegname qui vicino?” “Ma lei e’ sicuro che abita in quel portone?” (Ma cosa avra’ voluto dire?!) Mi faccio indicare il luogo dove sarebbe dovuto trovarsi un falegname a non piu’ di 400 metri da casa, ci corro per poi scoprire da un elettrauto li accanto che la falegnameria era fallita anni fa. “Ma lei conosce un falegname?” Il signore molto scorbutico dell’elettrauto mi da con aria di chi soddisfa l’elemosina dello sfortunato un numero di telefono scribacchiato su di un foglietto. Piano piano il tutto stava procedendo e dopo circa 20 minuti davanti casa parcheggia un’ Ape da dove tutti pigiati escono due uomini, i falegnami. Piu’ un’ora per cercare di aprire la porta e alla fine facendo pernio con mille pezzi di legno e cacciaviti riescono a spalancarla, meglio cosi, uno dei due aveva gia’ detto che forse il buco bisognava farlo in un punto vicino a dove si trova la maniglia. Ora assolutamente bisognava cercare di estrarre la chiave altrimenti non sarebbero potuti intervenire sulla serratura e a levarla dal legno dela porta. Forzata la serratura e tirata via la chiave ormai ridotta ad un piccolo rottame informe i due falegnami hanno cominciato a lavorare sulla porta, hanno levigato alcune parti in legno che sfregavano contro gli infissi, registrati i cardini, scalpellato il pavimento per favorire l’entrata dei ferri che bloccano la porta quando e’ chiusa ed oliato il congegno della serratura che era tutto incrostato di lezzume nero vecchio di anni e che era la causa del blocco alla fine tutto si e’ concluso per il meglio. 40€ ai bravi falegnami, 8€ al ferramenta che mi ha duplicato la chiave e dopo 3 ore di lavoro e sudore sono riuscito a rilassarmi, pero’ niente spesa.

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Buying books!

30 maggio, 2011 at 8:42 pm (5. The international boy)

I just ended my first on line purchase of three books, found what I actually really wanted and decide to buy them on internet. It has been a good and new thrill, just needed to look for a safe on line book selling web site and then I bought The Bourne Identity, The Bourne Supremacy and The Bourne Ultimatum by Robert Ludlum. They’re in italian and the respective titles are Un uomo senza volto, Doppio inganno and Il ritorno dello sciacallo. Enjoyed the taken-from films and wanted to know further about those.

Volevo scrivere in inglese perche’ e’ piacevole, per tradurre il tutto clicca QUI, entra in Google Translator, copia ed incolla il testo nella casella e scopri che cosa ne viene fuori. E’ divertente pure vedere gli errori che fa il traduttore virtuale quando gli si assegnano lunghe frasi complesse. Enjoy it!

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Filosofie di viaggio

12 aprile, 2011 at 9:34 am (5. The international boy)

Writing down in room 226, 4 Viale Masini Design Hotel in Bologna.

Mai assaporata quell’emozione ineguagliabile della vacanza, dello stacco mentale (ottimo solo nel caso in cui ci si riesce totalmente), della novita’ che rompe i ritmi cronometrati della monotonia quotidiana? Dunque e’ proprio il tipo di sensazione di cui il sottoscritto piace circondarsi ogni qualvolta vi si presenta la possibilità. Ma come si comporta la mente del viaggiatore nei diversi stati d’animo e nelle diverse condizioni climatiche? Dopo un certo numero di esperienze credo di essere in grado di elaborare qualche considerazione. Se il viaggiatore lascia qualcosa di significativo in sospeso prima di partire si troverà in ansia e di fretta per tutto il periodo prima di riaccasare. Equamente ai fantasmi che vagano sulla terra in attesa di un perdono od in attesa di risolvere qualcosa loro a cuore. Se il viaggiatore parte innamorato e la fantomatica metà non lo accompagna spesso e volentieri si troverà invece in uno stato di debito, si sente in dovere di qualcosa e probabilmente è la fedeltà. Se il viaggiatore parte pentito di qualcosa beh, allora forse non era proprio il caso di viaggiare, non si fa altro che posticipare un qualcosa a cui forse si può porre rimedio se si agisce rapidamente. D’altro canto se il viaggiatore parte con la coscienza apposto, ha sistemato tutto ed è positivo e solare allora si troverà in una di quelle vacanze indimenticabili. Ma siamo terreni (per non dire terra) e le paranoie e gli sbalzi d’umore segnano fin da sempre la natura del cervello umano. E’ più facile partire verso una metà con un mix, spesso inconscio, di tutte le sensazioni già mensionate e non riuscire a staccarsi nemmeno al 50% dalla vita svolta nel punto da cui partiamo. Oltre al lato emozionale che parte già radicato in noi cosa dire poi di chi ha la fobia dell’aereo e del terrorismo? Già, rimani a casa te e non riompere le palle a me che non ho problemi. Una volta giunti a destinazione è sempre bello trovare il giusto clima corrispondente al luogo. Ad esempio in Inghilterra se troviamo tepore e sole è tutto senz’altro bello ma non sarà mai appropriato come vedere il cielo inglese cosparso dai suoi classici nuvoloni piatti e biancastri tutti amalgamati insieme. Idem in Egitto, però viceversa, eccellente il sole a picco sulla testa e l’afa secca africana ma trovare una giornata nuvolosa e fredda è proprio bizzarro. Personalmente io sono amante dell’estate e delle alte temperature e quindi sarò sempre molto sorridente in tali ambiti. Il freddo e l’umido mi trasmettono invece malinconia mista ad ispirazione e vecchi ricordi, non è necessariamente una cosa brutta: come sono lunatico io è lunatico anche il modo di interpretare gli stati d’animo, i luoghi e le condizioni climatiche in cui questi sono immersi.

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Evviva la Rai!

29 marzo, 2011 at 7:03 pm (5. The international boy)

Tratto da Rockspolitik.blogspot.com

Il canone RAI è una delle tasse più inutili che mente (dis)umana abbia potuto concepire. Almeno, lo è sicuramente da 10 anni a questa parte, e forse qualcosina in più, da quando è cresciuto l’accanimento degli Italiani nei confronti della televisione, perchè anche coloro che non guardano la TV (gente che, visto quello che c’è in ultimamente in TV, cresce in maniera esponenziale) sono costretti a pagarlo. Perfino chi si abbona a SKY, per usufruire di un servizio nettamente superiore a quello delle emittenti pubbliche, è costretto a pagare, e non può fare niente per disdire il canone, visto che con l’abbonamento alla “satellitare” ha dovuto per forza depositare i suoi dati.

In particolare il, “regio decreto” del 1938, da allora IMMUTATO, dice che la tassa è applicabile a tutti gli apparati atti o adattabili alla ricezione delle trasmissioni radiotelevisive indipendentemente dalla qualità o dalla quantità del relativo utilizzo.
Radio, videoregistratori, apparecchi anche solo presi a noleggio, televisori portatili, e ovviamente personal computer, è tutto POTENZIALMENTE TASSATO o tassabile.
Rispetto all’anno scorso, ci sarà un ulteriore aumento, quindi bisognerà pagare 109 euro (ricordo che in lire, la cifra era di 100 mila lire). 109 euro assolutamente regalati a un’emittente che, dal punto di vista un “utente”, sembra essere assolutamente manovrata dallo stato e da chi manovra quest’ultimo, con una DISINFORMAZIONE che fa paura e, tra l’altro, spazi dedicati alla pubblicità degni della peggiore rete privata.

BASTA!!! ECCO COME NON PAGARE IL CANONE RAI. Legalmente, ovvio!

  • Quando si acquista un apparecchio “atto alla ricezione ecc…ecc..”, non dare i dati personali al negoziante, cosa che si può fare invocando la privacy, o semplimente “minacciando” di non comprare più il dispositivo.
  • Non fatevi consegnare direttamente il televisore a casa, ma portatevelo via o fatelo consegnare a un parente/amico che già paga il canone.
  • Se avete fatto tutto questo o per qualsiasi altro motivo NON DOBBIATE pagare il canone, ignorate qualunque lettera dalla RAI o chi per lei, soprattutto se non sono Raccomandate. Qualche volta quei simpaticoni prendono a caso l’elenco dei redisenti, guardano quelli che non hanno abbonamento, e nella speranza di “stanare” qualche INFEDELE, ci provano.
  • Se vi vengono a cercare a casa, senza un regolare permesso e/o mandato NON POSSONO in alcun modo varcarne la soglia. (Un Giudice, tra l’altro, non firma spesso mandati tanto inutili)

Piccola parentesi: spesso noi consumatori ci troviamo con le spalle al muro, siamo quasi obbligati a pagare per non avere. Una delle cose positive di internet, è che proprio noi fruitori di servizi possiamo commentare liberamente ciò che non ci va bene, o ciò che ci piace di più.

Se invece già pagate l’abbonamento RAI, ci sono due possibilità per far cessare questa estorsione.
  • Cessione del televisore a terzi (magari a chi paga già il canone, visto che la tassa fortunatamente non si basa sul numero di apparecchi posseduti): compilare la cartolina D (B se è recente) precompilata allegata al libretto di “abbonamento” nella parte 1 indicando i dati del nuovo possessore o detentore, ed inviarla SENZA BUSTA in Raccomandata con Ricevuta di Ritorno entro il 31 Dicembre.
  • Sigillazione del Televisore: Vaglia Postale Interno indirizzato a S.A.T. – CASELLA POSTALE 22 – 20121 TORINO indicando la causale “diritti per spese chiusura apparecchio televisivo, ruolo n. XXXXXXX”
    Il numero di ruolo è indicato nel libretto di abbonamento e nei bollettini di pagamento del canone. Compilare la solita cartolina D (B se è recente) allegata al libretto di abbonamento nella parte 2, indicando il numero del Vaglia, la data del Vaglia e la data, firmate e fate una fotocopia, inviate la cartolina in Raccomandata con Ricevuta di Ritorno senza busta, almeno qualche settimana prima del 31 Dicembre. Conservate la ricevuta della Raccomandata e la fotocopia.
    Dopo aver ricevuto la cartolina di ritorno, spedite in Raccomandata con Ricevuta di Ritorno il libretto di abbonamento, togliendo le ricevute dei versamenti che avete pagato negli ultimi 10 anni.

In quest’ultimo caso, la cosa tragicomica sta nel fatto che difficilmente verranno poi a sigillarvi l’apparecchio! L’operazione di “suggellazione” prevista dalla legge consiste nel fatto che la Guardia di Finanza dovrebbe direttamente venire (senza per forza entrare in casa, come dicevo prima) e sigillare la tv in un sacco. Ma penso che allo Stato, probabilmente conviene di più un televisore acceso, tramite il quale il controllo informativo dei “sudditi” può avvenire, che uno sigillato.
Molti poi, nelle raccomandate, specificavano di volere il solo sigillo per i programmi RAI, ma queste venivano rifiutate. Strano, perchè questa è una cosa LEGITTIMA in un paese che si dice essere democratico, sopratutto se consideriamo il fatto che nessuno (con referendum o altro) a “chiesto” alla RAI di trasmettere.
Ma per la famosa legge del 1938 ancora in vigore, come dicevo, basta possedere un ricevitore.

Molti degli utenti del blog scrivono per problemi legati alla visita del famigerato funzionario RAI: grazie a un attento lettore, ho scoperto un’interessante pubblicazione dell’ADUC, su come agire in questi casi:

Visita a domicilio di un funzionario Rai. Questi chiede di entrare in casa per controllare se esistono apparecchi televisivi. Alla fine della visita consegna un cedolino per il pagamento del canone/tassa e chiede una firma per ricevuta. Ma attenzione: quella firma non e’ per ricevuta del cedolino, ma una vera e propria dichiarazione in cui si ammette di avere una Tv. Sulla base di questa firma, la Rai intimera’ il pagamento del canone, con minaccia di pignoramenti, fermi amministrativi, ecc.

Come difendersi
1. il funzionario Rai non ha alcun diritto di entrare in casa di un privato cittadino. Lo possono fare solo le forze dell’ordine su mandato dell’autorita’ giudiziaria. Pertanto, si potra’ invitare il funzionario Rai ad andarsene. Se insistesse, chiamare il 113.
2. Non firmare MAI tutto cio’ che e’ offerto da un funzionario Rai. Ritirare eventualmente il cedolino, qualora il funzionario insistesse, e farne l’uso che si crede (segnalibro, carta da riciclare, ecc.).
3. Per i cittadini piu’ indignati. Se possibile, invitare un testimone ad assistere alla conversazione con il funzionario. Quando e se chiedera’ la firma “per ricevuta” del cedolino (nascondendo il fatto che in realta’ vi spinge con l’inganno a firmare un’autodichiarazione di colpevolezza), fare un esposto alla Procura della Repubblica (il testimone potra’ corroborare questa versione dei fatti).

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Regno d’Occidente – Day 11

28 gennaio, 2011 at 9:19 pm (5. The international boy)

Royaume du Maroc.

Nota: il Dirham (DH) e’ la moneta marocchina, 1 DH equivale a 10 EuroCent quindi 10 DH sono 1 Euro.

La notte alla soglia dell’ultimo giorno e’ stata stancante. Intrisa di quel caldo e dei suoi 35 gradi alternato a momenti di vero freddo fastidioso, non e’ che ho dormito molto e come tutte le notti marocchine sono riuscite ad addormentarmi solamente inorno alle 4/5 del mattino. nonostante tutto con mia sorpresa al risveglio non mi sentivo devastato, non ero dispiaciuto di rientrare, anzi ero eccitato: riprendere l’aereo, tornare alle comodita’ italiane. Ma che ragione c’era per esultare, eppure il giorno seguente sarei rientrato a lavoro, gia’ il 12 Settembre. Abbiamo fatto colazione, siamo tornati a fare una girata nella mega piazza della serata precedente e poi ci siamo concessi al relax e alla compera di qualche oggetto interessante. Sia a me che alla Patry erano avanzate qualche centinaiadi dirham e buona parte di questi personalmente li ho  in cd musicali e qualche turistico souvenir per poche persone. Intorno a mezzogiorno, riorganizzando tutta la nostra roba che avevamo sparso sul letto ci siamo abbandonati ai ricordi, ai numeri, alle cifre e alla sorpresa di quanto avevamo appena trascorso e vissuto. Questa qua sopra e’ la cartina del Marocco con segnato tutto il tragitto fatto in 11 giorni, 7 citta’, 1490 km e 31 ore di viaggio totali. La cartina l’ho recuperata scannerizzando la seconda di copertina della vecchia guida del 2004 che la Patry aveva trovato per un paio di euro tra gli scaffali di una piccola libreria di Pistoia, ci ha aiutato veramente tanto nonostante i prezzi fossero variati notevolmente in sei anni. Abbiamo piegato a malincuore tutti i nostri averi dentro lo zaino ed il trolley della Patry e via via esaminavamo quanto era tutto sudicio e plveroso: “Guarda Patry com’e’ diventato giallo l’asciugamano che ho usato!”,”Andre, io sti pantaloni li lascio qua’, non posso mica infilarli dentro, sono cosi ledi che camminano da soli!” Per circa 20 DH ci siamo fermati un taxi che dietro aveva i finestrini sganasciati e quindi sigillati e ci siamo fatti portare all’aeroporto. Scendiamo tutti grondanti di sugna e sudore e alla fine ci mettiamo ad aspettare l’ora per l’imbarco all’aereo che prevedeva la partenza per le 15:00 circa. Nell’attesa facciamo amicizia con un ragazzo di 19 anni che studiava arabo, insegna l’italiano agli stranieri ad Essaouira e che abitava in Marocco da piu’ di un anno. All’unisono a me e alla Patry ci e’ scappato “Minchia, tanto di cappello!”

A bientôt Maroc

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Regno d’Occidente – Day 10

21 gennaio, 2011 at 7:01 pm (5. The international boy)

Royaume du Maroc.

Nota: il Dirham (DH) e’ la moneta marocchina, 1 DH equivale a 10 EuroCent quindi 10 DH sono 1 Euro.

Ed ecco la seconda foto che incornicia e riassume in modo perfetto il mio Marocco. Nella colorata stanza di Marrakech ho fotografato il mio scoppiante zaino delle superiori che ispira i miei viaggi. Si vede benissimo quanto sia stato difficile pigiarci dentro per undici giorni tutta la mia roba e riuscire a chiuderlo. Povero, al rientro in Italia mi sono accorto che ha uno sbrano di 10 centimetro nella parte superiore, dove si uniscono le due spalline ed ho pure rotto la zip della tasca in basso. Sulla destra invece si vede l’intelligente freccia verde della Patry, anche lei ha martoriato il suo bagaglio e trascinandola per le strade lezze di Essaouira ricordo che una volta rimase indietro cercando di far schizzare via con l’infradito una buccia di banana mista a sabbia e marciume che aveva raccatato tra le rotelle ai lati di una strada. Ma torniamo alla mattina del decimo giorno e raccontiamo tutto per bene. Ci siamo svegliati di buon ora e verso un quarto alle 10 abbiamo salutato Ouarzazate e ci siamo diretti al nostro pullman che sarebbe partito da li a poco per la megalopoli del turismo marocchino -Marrakech! Viaggio abbastanza leggero, circa 6 ore per una strada ben piu’ decente e ben asfaltata. Anche se cosi non fosse stato ormai avremmo avuto potenti stomaci di ferro allenati all’effetto lavatrice. Quindi giu’ dall’altopiano, lungo le colline rocciose e verso la pianura. Mano a mano che ci avvicinavamo il traffico si intensificava, lo smog aumentava notevolmente, gli schiamazzi dei clacson ed i rombi dei vecchi autobus urbani disturbavano decisamente il silenzio. Enormi alberghi e assurdi vialoni ben curati cominciavano a farsi vedere, macchine lunghe e lussuose accompagnavano i turisti che io definisco nati col “culo comodo” coi quali tendo a socializzare il meno possibile, sanno un cazzo loro di come si viaggia. Nettamente si poteva avvertire il cambiamento di tutto, ogni angolo era pieno, ogni odore era presente e ogni rumore non taceva, non esisteva una situazione neutrale. Arriviamo dunque alla gare de Marrakech che rimaneva sempre abbastanza fuori dal nucleo urbano, petit taxi color sabbia (ogni citta’ colora i propri petit taxi in modo diverso: a Fes erano rossi, a Rabat bianchi, a Ouarzazate blu etc.) e ci addentriamo nella bolgia del primo pomeriggio di una citta’ iperattiva. Tutti sudati in una mezz’oretta ci troviamo un umilissimo hotel tutto colorato e a prezzo molto abbordabile: Hotel Essaouira a 100 DH diviso due per l’ultima notte marocchina. Molliamo la nostra roba, ci facciamo una doccia in un bagno di 70 cm x 70 cm tutto muschioso e pieno di capelli e poi con le ciabatte ci spingiamo all’esplorazione dell’area circostante. Nessuna cartina, nessuna indicazione da nessuno e perdendoci tra le stradine strette e al coperto ci facciamo coccolare i 5 sensi da Marrakch e dopo un paio d’ore si ha un mal di testa scuarciante. Arriviamo quasi subito a Jemaa el Fna che e’ attualmente la piazza piu’ grande del mondo.

Questa foto, fra le tante scattate in questo posto e’ l’unica che riesce a riportare il piu’ fedelmente possibile la vastita di questa piazza anche se i due bordi della foto tagliano i 3/4 del’area. Qui erano le 6 e mezza della sera ed il sole cominciava a calare. E’ questo il momento magico del luogo, il ramadan era terminato il giorno prima e migliaia di persone si riversano nella piazza tutte raggianti di felicita’, finalmente si preparano a cenare all’ora della normalita’, niente piu’ digiuno diurno, il momento e’ stato impressionante: i primi due giorni dipo la fine del Ramadan sono una festa. In circa un’ora centinaia di persone costruiscono il piu’ grande ristorante all’aperto del mondo e sono altrettando centinaia gli odori ed i profumi di cibo che si levano nell’aria di Marrakech. Abbiamo mangiato roba fritta al suono di musica suonata dal vivo e al chiacchiericcio della folla che si stava rilevando veramente impossibile ed assurda. Ogni minuto che passava significava un’affluenza di circa altre 300 persone e non si vedeva a piu’ di 30 cm dai piedi. Si era soprattutto formata una calca di corpi umani intorno al mercato anch’esso di dimensioni non indifferenti. Decine di stand e negozi che infondo vendevano la stessa medesima identica roba, ognitanto uno strillante aranciaio che vendeva spremute fatte al momento e soprattutto negozi straripanti di cianfrusaglie sui banchi e carabattole appese come salami dal soffitto. Ogni tanto un bel cd di musica araba e qualcuno che aveva avuto la brillante idea di alzare lo stereo con la musica di Hossam Ramzy a tutto volume. Io ero letteralmente in brodo di giuggiole ed il fatto innovativo era che io e la Patry non eravamo interessati a quello che decisamente sempre attrae il classico turista piatto e noioso, ci meravigliavamo sempre a vicenda di cosa l’altro notasse e a quello a cui veniva prestato attenzione, la musica soprattutto, non eravamo turisti che vengono per la seconda volta in vita loro a contatto con questo genere di musica, noi no, siamo veterani e cantavamo le canzoni che sentivamo perche’ le conoscevamo proprio bene: “Senti bella questa Patry e’ Wawa Bah di Haifa Wahbe, sara’ del 2006 e quest’altro e’ sicuramente Amr Diab, e senti di la’ c’e’ Hakim.., ..Samira Said.., ..Nancy Ajram.., ..Najwa Karam.., ..Diana Haddad..” Sono un mostro in musica araba! Ad ogni modo ricordo che quella sera tutto quel trambusto ci abbia procurato una bella emicrania e non erro se dico di essere andati a letto intorno alle 10 – 10 e mezza cotti e stracotti.

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Regno d’Occidente – Day 9

6 gennaio, 2011 at 9:25 pm (5. The international boy)

Royaume du Maroc.

Nota: il Dirham (DH) e’ la moneta marocchina, 1 DH equivale a 10 EuroCent quindi 10 DH sono 1 Euro.

Una luce bruciante e’ subito entrata attraverso le tende di spesso cotone color ocra che stavano a tamponare la calura notturna dell’esterno. La porta conduceva ad un minuscolo terrazzino che affacciava sulla vasta piazza piastrellata di Al Mouahidine e sul balconcino i nostri asciugamani e qualche maglietta che avevamo lavato e messo ad asciugare la sera prima. Ci siamo svegliati piano e con tutta la calma del turista, la Patry si e’ fumata la sua sigaretta del risveglio ed io mi sono preparato per scendere a fare colazione. Fin dalla sera prima eravamo indecisi su cosa fare il giorno dopo, andare a Zagora a vedere le dune di sabbia oppure girare per Ouarzazate. Alla fine abbiamo optato per qualcosa di piu’ rilassante ed il tutto si e’ quindi svolto nelle vicinanze. Infondo non avevamo abbastanza tempo per ripercorrere svariate centinaia di chilometri ed addentrarsi nel cuore piu’ profondo del Marocco. Anche se pero’ ci sarebbe piaciuto. Dal nostro albergo, dopo la colazione intorno alle nove, ci siamo diretti sotto il sole cocente verso la Kasbah al centro citta’. Intorno ai 40 gradi gia’ di mattina la giornata si prevedeva da cammelli, sudata ed insopportabile. A circa un paio di migliaia di metri dall’hotel ci ritroviamo d’avanti uno spettacolo unico ed invidiabile. Le classiche vecchie case arabe in terra rossa che si vedono nei principali film che hanno qualche scena girata in un posto desertico. Era meraviglioso, semplicemente fuori dall’immaginazione di un italiano, non poteva essere vero che io mi trovassi in quel preciso luogo in quel determinato momento della vita, ed era toccato proprio a me. Decine le foto scattate in quegli istanti e subito ci siamo inoltrati nel labirintico villaggio magico di Taurirt.

Dopo 10 minuti che vagavamo come anime in pena in ogni direzione per scoprire e vedere ogni minimo dettaglio di ogni scorcio di questa citta’ veniamo a conoscienza che tra queste viuzze sono stati girati molti film holliwoodiani. In un certo punto, nel centro della kasbah si puo’ ammirare un muro di una di queste case rosse fatto in polistirolo ed in un angolino si vede un cazzotto affondato da qualche attore in preda a chissa’ quale pellicola. A dire la verita’ e’ stato un po’ deludente vedere come i film hanno invaso anche questo posto e ne hanno perfino rifatto le pareti in polistirolo ed infine ripitturate del colore originale ma va beh, abbiamo scrollato le spalle e ridendo e scherzando siamo andati avanti. Qua’ sopra, nell’ultima foto si possono vedere delle donne e delle bambine che abitano nella kasbah e che attingono l’acqua che lo stato del Marocco gli ha portato gratuitamente (ovviamente in ognuna di queste case non c’e’ l’acqua corrente). Il sole ci cuoceva la testa, i capelli scuri stavano per incendiarsi e le tempie erano dolenti. Quella fontana ci ha fatto molta gola e molto timidamente ci siamo avvicinati alle donne “cercando” di aspettare il nostro turno, esitavamo, si puo’ o no? Ed ecco che la “Mama Africa”, la signora che nella foto si para la vista dal sole e col seno molto prosperoso, ci accoglie come figli. Con un gran sorriso e pronunciando materne parole in arabo mi ha preso da dietro i gomiti e conducendomi al rubinetto mi abbassa la testa e me la mette sotto un corpulento scroscio di acqua pulita e rinvigorizzante. Mama Africa mi tiene sotto la testa con una mano e con l’altra mi lava i capelli, mi lava bene le orecchie e poi mi passa la mano piena d’acqua sul viso. Nonostante il fiotto d’acqua riuscivo a respirare e la sensazione e’ stata una delle piu’ belle del Marocco. Essere lavato da una perfetta sconosciuta in Marocco. Ma la sconosciuta in fondo la conoscevo, mi aveva sorriso prima di prendermi e cio’ era bastato. Il tocco delle sue mani gentili e decise era come quello della propria mamma che ti lava nella bacinella in bagno all’eta’ di 5 anni: e’ lei che decide cosa lavare e che movimenti fare. Ripeto, una delle piu’ belle cose accadute in quegli 11 giorni. Poi e’ stato il turno della Patry e bene o male anche lei si e’ sentita lusingata del gesto della signora della fontana.

Il pomeriggio, appena dopo pranzo, conversando col direttore del nostro hotel ci siamo messi d’accordo e ad un ottimo prezzo (per soli 200 DH) ci siamo affittati per tutto il pomeriggio un taxi ed il suo autista. Siamo andati all’oasi di Fint e per la sassosa strada tutta polverosa abbiamo anche forato la Classe S del 84!

E che si fa bloccati nel bel mezzo del deserto roccioso a qualche decina di chilometri da Ouarzazate? Si ride e si fanno le foto.

Vano il tentativo di descrivere la magnificenza di questi luoghi ma basti sapere che intorno ad un’oasi con un tranquillo fiume che ci passa nel mezzo la vegetazione cresce rigogliosa e la pace regna assoluta, una tribu’ berbera e’ da sempre autosufficiente e vive da decenni sulle sponde argillose di Fint. Riassumo la vacanza in due foto scattate, una in questo post – qui di sotto-  nel day 9 e una nel prossimo quando io e la Patry arriveremo a Marrakech.

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Regno d’Occidente – Day 8

23 dicembre, 2010 at 10:22 pm (5. The international boy)

Royaume du Maroc.

Nota: il Dirham (DH) e’ la moneta marocchina, 1 DH equivale a 10 EuroCent quindi 10 DH sono 1 Euro.

Il risveglio a Taghazout e’ stato dolce, nella camera della casa di Abdullah avevamo la televisione e quindi la musica araba faceva da colonna sonora. Ci siamo lavati in un bagno che come piatto della doccia aveva una fossa turca ed infine abbiamo radunato tutta la nostra roba e l’abbiamo ripigiata nello zaino, ormai ci scambiavamo tutto e chi si ritrovava un pochino piu’ di spazio lo cedeva all’altro. Ad ogni modo per tutta la vacanza, tutti gli 11 giorni quello che era mio era della Patry e quello che era della Patry era anche mio. Usavamo tutti e due lo stesso flacone di shampoo e lo stesso di docciaschiuma, lo stesso dentifricio e lo stesso asciugamano per visi e corpo (lo stesso che nel mentre usavamo anche in spiaggia). Durante la colazione ricordo la Patry (alla vista delle enormi vespe che facevano la corte alle nostre omelette si era decisamente spaventata) raccontare del padre di un’amica di una sua amica che aveva avuto uno shock anafilattico in seguito ad una puntura di ape e io che la tranquillizzavo dicendole che le api o le vespe non ti pungono se non gli dai noia e che soprattutto se lo fanno sopra il buco scavato dal pungiglione ci andava messa l’amoniaca e che anche la pipi andava bene. Detto fatto! Mentre parlavamo lei poggia un braccio su un bracciolo della sedia sul quale camminava una vespa e la punge. “Andre, cazzo mi ha punto davvero un’ape! Ora mi prendera’ uno shock anafilattico anche a me!” (Per noi api o vespe erano tutte uguali) “See’ macche, mi prendi in giro?”-“Vai Patry, vai a pisciarti sopra il braccio, corri!” Dopo questo episodio la Patry si e’ portata con se un cratere sull’avambraccio per tutto il resto del Marocco e soprattutto credo abbia capito che non e’ bene gufarsele da soli. Ultima giratina per la cittadina e poi prendiamo un autobus urbano e con Walid Tawfic alla radio rientriamo ad Agadir, stavolta solamente per andare alla stazione degli autobus e per poi prendere il nostro pullman per Ouarzazate.

La tratta stavolta era di circa 7 ore ed era un’altra volta tutta curve a gomito e burroni. Partiva dai paesaggi costieri intorno ad Agadir, passava dalle pianure tutte uguali vicino a Taroudant per poi cominciare a salire per le alte montagne conducenti all’altopiano intorno alla valle del Dades in cui si trova l’importante centro urbano di Ouarzazate. Nuovamente il malessere nel mostruoso abitacolo dell’autobus, stessa maledetta puzza di vomito e stessi visi esangui che rappresentavano le anime dei viaggiatori appese ai sottili fili della vita che li sta per abbandonare.

Senza doverlo nemmeno dire i paesaggi erano meravigliosi, lande desolate in preda a venti che ripulivano il cielo e facevano correre le nuvole come pecore imbizzarrite. Stavolta noi ci eravamo muniti di piccoli limoncini verdi da usare in caso di necessita’ contro il vomito che risaliva la gola, la vitamina C e’ magica. Ad un certo punto ne abbiamo avuto bisogno e non avendo avuto un coltello per tagliare la buccia dei limoni lo afferro tra i denti e credendo di farcela a dividerlo ne faccio scoppiare uno in faccia alla Patry causando grasse risate. Intorno alle 8 di sera arriviamo in citta’ e scopriamo subito la temperatura intorno ai 47 gradi (!) e la bellezza indescrivibile di questo luogo. Una pace, una tranquillita’ ed una dolcezza nell’aria e nell’umore dei cittadini che pareva essere tutto ovattato, perfino i rumori sembravano attutiti e i forti odori venivano contenuti e resi piacevoli. La Citta’ della tranquillita. Ed infatti e’ vero, in berbero “Ouarzazate” significa “senza rumore”. Ci troviamo un alberghino nel bel mezzo della piazza centrale e via che parte il relax. Hotel Bab Sahara a 150 DH a notte diviso due. Quella sera siamo andati a letto pensando a quello che avevamo appena constatato: che a 47 gradi centigradi i vestiti appena lavati asciugano in una mezz’ora scarsa e che Ouarzazate e’ una citta’ del grande cinema mondiale.

Clicca sulle pagine per vedere la lista di quanti film hanno girato nei dintorni di Ouarzazate in ordine cronologico inverso:

PAGINA 1

PAGINA 2

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Regno d’Occidente – Day 7

7 dicembre, 2010 at 9:56 pm (5. The international boy)

Royaume du Maroc.

Nota: il Dirham (DH) e’ la moneta marocchina, 1 DH equivale a 10 EuroCent quindi 10 DH sono 1 Euro.

Il settimo giorno in Marocco era stato prestabilito da inizio vacanza con grande impazienza, finalmente ci allontanavamo dalla costa atlantica per spostarci invece nel bollente entroterra. Ed io credo che e’ stato per tale importanza che alla fine e’ saltato tutto, in un viaggio non puoi dare sempre tutto per scontato ed i momenti di crisi posso sempre sopraffare tutte le altre emozioni. Ma cominciamo da capo. Sveglia di buon ora, intorno alle 7 del mattino, eravamo veramente sollevati dal fatto di lasciare Agadir, una citta’ troppo scontata ed impercettibile. Avevamo programmato di prendere l’autobus delle 9.00 e partire per Ouarzazate ma non avevamo proprio messo in conto che questa corsa era l’unica della giornata e che ormai i posti erano stati tutti venduti il giorno prima. Davanti a tale notizia subentra il panico, era chiaro che ne io e ne la Patry volevamo rimanere un giorno in piu’ ad Agadir e che non sapevamo proprio che fare. Spiazzati completamente. La crisi fra noi due e’ cominciata quando io ho proposto di prendere la corriera per Marrakech e la Patry di ritornare un giorno ad Essaouira. A lei non piaceva affatto l’idea di andare nella capitale, era un po’ prevenuta e l’idea di questa citta’ non l’esaltava piu’ di tanto. D’altro canto nemmeno io volevo fare quello che invece aveva proposto lei, tornare indietro per me era retrocedere nel cammino della nostra vacanza, che senso aveva? Ci siamo un po’ accapigliati e subito dopo ammutoliti. Vaghiamo per i reciproci pensieri per circa un quarto d’ora fino a quando alla Patry non si accende una lampadina in testa. Si era ricordata che durante il percorso straziante da Essaouira ad Agadir una turista che era con noi sull’autobus era scesa in una piccola cittadina di pescatori sulla costa a circa mezz’ora da Agadir. Abbiamo quindi deciso di prendere l’autobus ed andare anche noi a Taghazout. Situata a circa 15 km a nord di Agadir si trova questo splendido agglomerato urbano di casette crepate e colorate, a strapiompo su un muro di roccia che poi finiva su delle immense spiagge in balia delle maree. Giornata grigia e nuvolosa cosi come anche noi un po’ lo eravamo ma e’ stato tutto passeggero, il sole e’ presto uscito.

Centro sportivo della vita surfista del Marocco, Taghazout e’ attraversata da un’unica strada, la statale che collega Essaouira con le citta’ del profondo sud ed e’ stato forte il richiamo alle tipiche cittadine arabe umili e non ancora violentate dall’economia del turismo. Il sistema fognario praticamente inesistente ed appunto i puzzolenti rigagnoli merdosi delimitanti ogni stradina sottolineavano proprio la condizione di Taghazout. Non abbiamo trovato nessun albergo ed i ristoranti era due di numero. Nuovamente spaesati ma ben consapevoli che da qualche parte la notte la dovevamo passare e che il luogo era veramente piccolo troviamo un giovane ragazzo che ci aiuta. Forse e’ meglio dire che lui trova noi. Ci conduce alla casa di un suo amico, bussa ad un robusto portone in ferro pitturato di blu e ci apre un panciuto signore in cannottiera. Il sorridente Abdullah era li per offrirci uno dei suoi piccoli appartamenti nella parte alta della cittadina. Con 160 DH, con i quali per altro abbiamo sfamato il giovane ragazzo che ci ha accompagnato ed il proprietario per oltre una settimana, ci siamo dunque sistemati “In Casa di Abdullah”. A Taghazout abbiamo assaggiato le omelette alle erbe e le spremute d’arancia piu’ buone della nostra vita. Era tutto veramente colorato ed un esplosione di colori caldi e appassionanti come qua’ non li avevo mai visti prima. Guardate la foto qua sotto, ho intenzione di gigantografarla ed affiggerla ad una delle mie pareti di casa.

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Regno d’Occidente – Day 6

30 novembre, 2010 at 7:14 pm (5. The international boy)

Royaume du Maroc.

Nota: il Dirham (DH) e’ la moneta marocchina, 1 DH equivale a 10 EuroCent quindi 10 DH sono 1 Euro.

Agadir si e’ subito rivelata una citta’ completamente differente dalle altre. Appena scesi dall’autobus il senso di disorientamento stavolta ha pervaso spaventosamente i nostri umori sorridenti. Abbiamo proprio cercato di farcela piacere ma questa citta’ aveva veramente qualcosa di inaspettato e deludente. Niente Marocco, solo immense costruzioni alberghiere che sovrastavano la baia di Agadir. Tanto cemento e tanto turismo di alto rango. Eravamo proprio fuori luogo, lo zaino in spalla stonava decisamente. E che dire degli odori e dei colori fantastici dell’estremo nord-ovest africano? Completamente azzerati, strade nuove, vie alberate, tanto falso verde, fontane e aiuole fiorite ovunque. Era tutto troppo finto. Credetemi che a scriverlo mi sembra veramente bizzarro aver provato quelle sensazioni ed aver espresso quei giudizi insieme alla Patry, in fondo sono stato proprio io a portare il mega lussuoso albergo a 7 stelle di Dubai come tema di progettazione all’esame di stato nel 2007. Beh, o cotanto sfarzo mi sembrava inadatto al Marocco oppure io sono senza dubbio cambiato da questo lato. Ad ogni modo ad Agadir ci siamo rimasti due notti, il sole c’era, era il solito di sempre ed il mare era allo stesso modo bello. Ci siamo fatti una giornata completamente in spiaggia ed il pensiero che eravamo solo al sesto giorno ci allietava molto. Giornata abbastanza normale, senza quel che’ di appassionante, abbiamo girato poco a piedi, citta’ tutta uguale e non proprio di nostro gradimento.

La sorpresa c’e’ stata pero’ la sera intorno alle 7 quando appena finita la doccia, sentendo molta agitazione in strada ho messo fuori la testa dalla stanza e ho visto centinaia di persone trattenute ai lati della strada dalle transenne. Ci siamo catapultati per strada e facendo fatica per passare tra la gente eccitata abbiamo visto grosse macchine nere sfrecciare da tutte le parti e molteplici autobus pieni di religiosi che via via entravano nella mega moschea che era proprio d’avanti al nostro misero hotel umile e povero. Notiamo che la gente sventolava ansiosa e strepitante le foto di Mohammed IV, il loro attuale re, e che in terra, sull’asfalto e fino alle gradinate bianche della moschea era stato steso un tappeto rosso. No ma va beh, non verra’ mica lui, sara’ qualcosa per commemorare qualcuno, non prioprio d’avanti al nostro albergo e senza nemmeno un minimo di preavviso. Passano 20 minuti ed ecco una Mercedes blindata arrivare a circa 60 km/h per poi fermarsi quasi di botto di fronte all’inizio del red carpet. Partono i gridi e le urla, le stridule grida berbere da tutte le parti, gente che saltava, spingeva, si accalcava per vedere meglio ed ecco che il re in persona scende di macchina e comincia a salutare e a buttare baci alla plebe. Seeeeeee’ proprio fatto apposta per noi, io e la Patry in mezzo a tanto caos ci scambiamo uno sguardo incredulo. Eccitati tanto quanto i marocchini applaudiamo e ci facciamo largo fra la folla per vedere meglio. “Patry abbiamo visto un VIP! Patry un VIP marocchino!” Un minuto dopo il re era gia’ entrato dentro la moschea e tutto quella confusione taque in un istante per lasciar silenzio alla cerimonia che stava per cominciare. Da tutte le televisioni dei negozi, in diretta si riusciva a vedere quello che stava succedendo dentro. Un evento di tale importanza islamica ci era praticamente piombato addosso in quel di Agadir che stavamo bocciando ai test di gradimento. Andiamo a cena  e ci rendiamo conto che la nostra vacanza e’ piena di avvenimenti inaspettati e che il cibo che stavamo mangiando era altrettanto inaspettatamente pessimo. Mai andare fuori dall’Italia, fare l’italiano radicato alle tradizioni ed ordinare un piatto di spaghetti al pomodoro, li lascerete tutti nel piatto e sapendo che i bambini del Darfur (o dello stesso Marocco) muoiono di fame ogni giorno non e’ per niente salutare per la propria coscienza.

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